L’ennesimo colpo a Schengen, frontiere chiuse e Italia isolata

07 gennaio 2016 ore 15:20, Luca Lippi
Prima di tutto cerchiamo di rinfrescare la memoria su cosa c’è dietro “Schengen” e cos’è: prima di tutto è una convenzione dalla quale ho origine un trattato firmato nella piccola cittadina lussemburghese di Schengen (appunto), confinante con la Francia e la Germania. Oggetto del trattato è il controllo delle persone, che non va confuso con i controlli doganali sulle merci. I controlli doganali sono stati aboliti tra gli Stati Membri della UE dal 1º gennaio 1993 (caduta delle frontiere). Ogni Stato sottoscrittore dell'accordo può sospendere l'uso del trattato per un limitato periodo e per specifici motivi, cui solitamente si ricorre quando uno Stato vuole rafforzare le misure di sicurezza nel caso esso ospiti importanti eventi, oppure in particolari condizioni di immigrazione di massa come nel caso dei giorni nostri. Detto questo, non si può che essere d’accordo sul fatto che Schengen e il libero movimento debbano essere salvaguardati sia per i cittadini dei Paesi aderenti sia per l’economia degli stessi, tuttavia sta per verificarsi un’anomalia piuttosto curiosa, in sostanza tutti i Paesi aderenti hanno sospeso il trattato lasciando da sola l’Italia! Nei fatti questo è accaduto alla conclusione dell’incontro d’urgenza del commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos con i rappresentanti di Svezia, Danimarca e Germania dopo la decisione di Stoccolma di reintrodurre i controlli al confine con Copenaghen, che a cascata li ha ripristinati con la Germania, mostrando lo stallo della politica europea per fronteggiare l’emergenza immigrazione. 

L’ennesimo colpo a Schengen, frontiere chiuse e Italia isolata
Nessuno sembra mettere in discussione l’importanza di Schengen salvo poi leggere le dichiarazioni del segretario di Stato tedesco all’Immigrazione Ole Schröder che sciocca l’Ue dichiarando: “la Ue non ha un efficace sistema di controllo delle frontiere esterne, in particolare tra Grecia e Turchia, e il sistema del ricollocamento dei richiedenti asilo non sta funzionando”. Nei fatti risulta piuttosto specioso biasimarlo, i numeri sono a favore della sua tesi, solo 272 rifugiati sono stati ricollocati da Italia e Grecia su un totale di 160 mila previsto dal piano di Bruxelles, e rincara la dose “Sino a quando non avremo una soluzione europea  saranno necessarie misure da parte dei singoli Stati membri”. Il ministro della giustizia svedese Morgan Johansson spiega che i controlli “sono necessari per controllare la situazione, cominciamo ad avere problemi nella gestione dei flussi, per questo è necessaria una politica europea di condivisione delle responsabilità”, è piuttosto comprensibile l’innesco di un effetto domino cui difficilmente ci si può opporre sia in termini oggettivi sia in termini puramente populistici. Per questo motivo il Ministro per l’immigrazione Danese Inger Stojberg ha tuonato che la Danimarca “non vuole essere la destinazione finale per migliaia e migliaia di richiedenti asilo”.
Tutti a chiedere soluzioni europee, tutta Europa chiede soluzioni, ma sono tutti “richiedenti” e latitano i risolutori! Le soluzioni sono necessarie a diverso titoli sia per i Paesi del Nord Europa che sono la destinazione dei “richiedenti asilo” sia i Paesi dell’Europa del sud che si vedono devastare dal passaggio dei migranti che approdano alle coste. 
Ma la situazione non si sblocca. «I flussi devono essere rallentati. L’unica via sono le soluzioni europee con tutti i 28 Stati membri», ha ribadito Avramopoulos in conferenza stampa e al termine ha ripetuto le linee da seguire: «Difendere meglio i confini dell’Europa, far funzionare il ricollocamento dei rifugiati, rispettare le regole». Ovvero identificare i migranti che arrivano. Ma anche su questo i dati non sono confortanti. Dei sei hotspot previsti in Italia quelli attivi sono due, Lampedusa e Trapani, mentre dei cinque previsti in Grecia uno solo è operativo, ha elencato Tove Ernst, una dei portavoce della Commissione Ue per l’Immigrazione.

In conclusione? Sembra il finale di una storia surreale perché Schengen, che nasce come un pilastro dell’Unione Europea, la libera circolazione delle persone e tutto quello che di  conquista civile che ne consegue è totalmente devastata dalla non decisione. L’eccezionalità e la temporaneità sono all’ordine del giorno, ma fra i punti non si intravedono soluzioni realmente compatibili ma intanto in sei Paesi sono sospese le regole di Schengen: la Norvegia, che non fa parte della Ue, la Svezia, la Danimarca, l’Austria, la Germania, che vi ha fatto ricorso a settembre, e la Francia, dopo gli attentati terroristici del 13 novembre. L’Italia è lasciata da sola e soprattutto è isolata, e in tutto questo Angelino Alfano dichiara: “A Nord-Est non chiuderemo le frontiere, ma abbiamo già inviato, e continueremo a farlo, numerosi uomini e mezzi antiterrorismo” che vole dire tutto e il contrario di tutto. Intanto però, pare proprio che bloccare il Trattato di  Schengen non è più un’idea populista.

autore / Luca Lippi
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