Cile avanti a sinistra. Si rafforza l'asse chavista

07 giugno 2013 ore 9:47, Americo Mascarucci
Cile avanti a sinistra. Si rafforza l'asse chavista
Il Cile torna a sinistra? La svolta di destra targata Sebastian Piñera è dunque da archiviare? Tornerà a rafforzarsi l’asse chavista in America Latina?
A novembre i cileni saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. E’ ormai certo il ritorno sulla scena politica della socialista Michelle Bachelet che ha guidato il Paese tra il 2006 ed il 2010. L'ex Presidentessa, a capo della coalizione progressista Concertación, che comprende socialisti, radicali e democratici cristiani, sarebbe in testa alle intenzioni di voto, secondo un sondaggio del Centro de Estudios Públicos (CEP), con il 55%. Il 30 giugno però la Bachelet dovrà affrontare le primarie di coalizione e confrontarsi con il democratico cristiano Claudio Orrego, il concorrente più temibile, anche se la sua vittoria è considerata quasi scontata. Nel 2009 il successo di Piñera fu accomunato per certi aspetti a quello di Silvio Berlusconi in Italia. Imprenditore nel settore televisivo, azionista della compagnia aerea Lan Chile, attivo nel mondo dell’edilizia, Piñera ebbe la straordinaria capacità di creare un blocco di destra, liberale e conservatore, proprio come il Berlusconi del 1994. L’epiteto di “Berlusconi cileno” tuttavia lo mandò su tutte le furie forse perché, anche da quelle parti, era rinomata l’attitudine del Cavaliere ad annunciare rivoluzioni liberali mai attuate. Dall’altra parte la candidatura del democratico cristiano Eduardo Frei spaccò il fronte socialdemocratico, con i settori più a sinistra della coalizione allarmati dal rischio di una deriva troppo moderata. Piñera presentò un programma liberale e liberista in economia ma caratterizzato al tempo stesso da un’attenzione ai temi sociali. La vittoria della destra contribuì ad indebolire l’asse socialista in America Latina. Sotto la presidenza Bachelet infatti il Cile si era allineato al Venezuela di Chavez, al Brasile di Lula, all’Argentina di Kirchner, all’Uruguay di Vazquez, mentre con Piñera fu marcata una netta differenza rispetto all’impostazione politica dei paesi limitrofi. Il Cile venne a rappresentare nei fatti un’alternativa di destra al populismo socialista. La Bachelet torna ora in campo con la benedizione dei socialisti latino-americani, ma anche di quelli europei. Anche i cattolici del Pd italiano tifano per lei (vedi gli elogi del quotidiano Europa) ormai sempre più distanti dal popolarismo e, come i democratici cristiani cileni, parte integrante della socialdemocrazia. Piñera paga oggi le tensioni sociali emerse nel Paese con l’attuazione di un programma troppo sbilanciato sul liberismo, che ha creato malcontento soprattutto fra studenti e minatori. La Bachelet torna invece in campo con un profilo fortemente sociale sia in campo previdenziale che economico, rilanciando gli stessi temi, aggiornati, che la portarono alla vittoria nel 2006. Piñera non si ripresenterà e al suo posto si sfideranno alle primarie dei conservatori due suoi ministri, Andrés Allamand e Pablo Logueira; ma entrambi, in caso di scontro con la Bachelet, secondo i sondaggi non avrebbero grandi chance di vittoria. Insomma, la tanto acclamata svolta a destra del Cile, che nelle intenzioni di molti avrebbe dovuto trainare il successo delle destre latino americane, alla fine sarà stata soltanto una meteora?  
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]