Roccella (Pdl): «La sentenza sulle due Alessandra? Mediatica, creativa, contro il senso comune»

07 giugno 2013 ore 16:52, Marta Moriconi
Roccella (Pdl): «La sentenza sulle due Alessandra? Mediatica, creativa, contro il senso comune»
L’argomento è che lui è diventato lei e la Cassazione, con una sentenza sui generis, ha confermato la validità del precedente matrimonio. Quindi chi cambia sesso non sarà più automaticamente divorziato, a meno che la Consulta non si pronunci diversamente. «Si tratta di una linea creativa, non applicativa della legge. E’ vero che il matrimonio si fonda sul consenso, ma la nostra Costituzione parla innanzitutto di società naturale»: ha detto ad IntelligoNews Eugenia Roccella, deputata Pdl, convinta che, in realtà, la pressione sui diritti civili sia internazionale e che non ci sia una richiesta popolare, infatti «è più che altro mediatica». E sulla tenuta del governo Letta sottolinea che proprio per la delicatezza di certi argomenti, «il collega Sacconi ha chiesto una moratoria sui temi etici». Più chiara di così. Caso delle due Alessandra. Si attende la pronuncia della Consulta. Chi cambia sesso non sarà più automaticamente divorziato? «Intanto bisogna dire che sono sempre gli stessi magistrati a fare queste sentenze. Ancora una volta, anche in  questo caso, è così. E’ un piccolo gruppo di magistrati che interviene regolarmente su questi temi con una linea non interpretativa, né applicativa della legge, ma creativa. E’ vero che il matrimonio si fonda sul consenso, ma la nostra Costituzione parla innanzitutto di società naturale. Il matrimonio è un’istituzione in cui la differenza sessuale è imprescindibile. Il consenso sì va bene, ma non il consenso di chiunque. Perché altrimenti allora non facciamo i ricongiungimenti familiari per le famiglie poligamiche? Ce ne sono in Italia di famiglie di immigrati con… La stessa ministra Kyenge ha detto che ha 38 fratelli, o un numero di questo tipo. Non vedo perché, a questo punto, non facciamo un matrimonio a tre, a quattro, se sono il consenso e l’affettività le uniche discriminanti…». Spera nella pronuncia della Consulta? «Si è già espressa ed è stata chiara sul matrimonio. Ritengo, comunque, che queste forzature siano fatte per creare un certo clima “giurisprudenziale” e per inserire nelle motivazioni una pressione al Parlamento. Il Parlamento deve riconoscere le unioni civili. Come se il Parlamento non fosse libero sia di fare delle leggi, sia di non farle. Lo abbiamo già visto e lo abbiamo denunciato quando c’è stato il caso Englaro: la Corte Costituzionale ha spinto perché ci fosse una legge, oggi non se ne parla più. Ma il Parlamento può decidere che esiste un vuoto legislativo o può valutare che le leggi già si siano. Tra l’altro il matrimonio è regolato dalle leggi al più alto livello». Crede, quindi, che certi argomenti non interessino così a tutti come si vuol far credere? «Sì, c’è un’enorme pressione soprattutto internazionale e non c’è una richiesta popolare. E’ più che altro mediatica. E’ il luogo comune contro il senso comune. In realtà gli italiani si rendono benissimo conto, rifacendosi al proprio senso comune, che così non è. Basta vedere quello che sta succedendo in Francia». Crede che i temi etici possano mettere in crisi il governo Letta? «Occorre fare un patto abbastanza esplicito su questo. Il collega Maurizio Sacconi ha invitato ad una moratoria sui temi etici. Sono divisivi, spaccano il Parlamento e la maggioranza, non si può andare ad un conflitto e ad una divisione che non servano al Paese. Mi pare che, anche per salvaguardare l’equilibrio che si è trovato in questa maggioranza, non debbano essere affrontati». Anche perché negli stessi partiti ci sono opinioni differenti… «Certo, ci sono in tutti gli schieramenti». C’è chi parla di un centrismo 2.0 dopo il governo Letta. Niente sarà più come prima. Che ne pensa? «Non andrei tanto avanti. Stiamo meditando sulle riforme istituzionali che potranno modificare l’attuale assetto. I partiti attuali hanno in realtà più radicamento nel Paese di quanto si immagini. In questo momento non si può ancora disegnare il futuro».
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