Tapas e Dim Sum: parla come mangi...

07 giugno 2014 ore 10:20, Paolo Pivetti
Anche i proverbi sono messi in crisi, in questo mondo bizzarro. Prendiamone uno dei più comuni, “Parla come mangi”. Si fa presto a dirlo, ma il problema è... come mangi. Ecco un elenco di proposte che ci si fanno incontro durante una passeggiata metropolitana: sono le ultime parole dell’attualità gastronomica.  

Tapas e Dim Sum: parla come mangi...
Tapas... La tapa è la regina delle new entry gastronomiche. Di origine spagnola, più che un piatto è un costume, un’usanza. Potremmo tradurlo con assaggini, ma è qualcosa di più suggestivo. Tapa in spagnolo è alla lettera coperchio, da tapar, coprire, e sta a indicare una piccola porzione di cibo, sufficiente per coprire l’orlo di un bicchiere. In “Lazarillo di Tormes”, romanzo spagnolo del Cinquecento, si racconta come coprire (tapar) i bicchieri con qualcosa di facilmente addentabile, come una fetta di salame, per evitare che vi entrino mosche o insetti vari. Di qui, oggi tutto ciò che si presta ad essere facilmente addentato fa parte dell’elenco delle tapas: albondigas (polpette), bacalao (merluzzo saltato), calamares fritos, patatas bravas, croquetas, pulpo a la gallega, cioè alla galiziana eccetera. Ir de tapas vuol dire in spagnolo passare di locale in locale, assaporando le varie tapas offerte, in un piacevole consumo ambulante che serve per tirar notte.

Tapas e Dim Sum: parla come mangi...
Dim sum... Qui siamo nella Cina meridionale, con una vasta offerta di piatti leggeri, formati da piccole porzioni che possono includere carne o pesce o verdure, fino al dessert e alla frutta. Fu la cucina cantonse a creare il dim sum quando, ad uso dei viandanti frettolosi lungo la via della seta, si pensò di offrire nelle case da tè anche dei confortevoli bocconi di cibo non impegnativo, vario, festoso. In molti ristoranti giapponesi l’offerta è classica, fedele alla tradizione: sushi, sashimi, tempùra, per non parlare dell’altrettanto classico ràmen, che noi potremmo semplificare in tagliatelle, in brodo di carne o di pesce. Ma oggi qualcuno aggiunge una nuova proposta: gli otsumami, che possono prendere anche il nome di sakana o shukò, piccole porzioni a base di pesce, a volte essiccato: bocconcini e assaggini alla giapponese. Tutto questo lo dobbiamo alla moda dilagante, e simpaticamente economica, dello stuzzichino. Difficile orientarsi, tra tanti nomi esotici. Difficile anche stabilire una rotta gastronomica tra tanti stimoli così diversi; e allora, o lasciamoci andare all’improvvisazione dello street food, o tentiamo di recuperare la strada di casa capovolgendo l’antico proverbio. Non più “Parla come mangi”, ma piuttosto “Mangia come parli”.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]