Fed, Yellen: “segnali deboli non giustificano politiche monetarie espansive”

07 giugno 2016 ore 22:05, Luca Lippi
Lo avevano già annunciato i mercati, nel senso che indipendentemente dalle parole della Yellen sui tassi Usa avevano proceduto nel solito moderato disordine, ovviamente dopo le parole del numero uno della Fed che ha scongiurato un rialzo dei tassi la situazione si è sbloccata definitivamente e le banche ridono.
Nei fatti la Yellen ha detto tutto ma anche niente, il massimo della consistenza del discorso della Yellen si configura nell’aggiornamento relativo il mercato del lavoro a maggio che ha fatto sorgere dubbi sull'andamento dell'economia statunitense che finiranno per condizionare i membri della Federal Reserve.
In sostanza la Yellen rileva troppe incertezze cui non è possibile dare la giusta attenzione, è ovvio che le troppe incertezze influenzeranno l'outlook dell’economia Usa, l'indebolimento della crescita globale, il rallentamento degli investimenti delle imprese, la bassa produttività domestica e l'incertezza sugli sviluppi futuri dell'inflazione, sono zavorre troppo determinanti per avere una visiane positiva dell’immediato futuro economico. 

Fed, Yellen: “segnali deboli non giustificano politiche monetarie espansive”

Dallo  0,25-0,5% attuale, gli esperti contattati da Bloomberg stimano un incremento del costo del denaro di 25 punti base al 4% nel meeting delle prossima settimana e al 30,9% in quello  in calendario a fine luglio. Più probabile un intervento a settembre (47,5%), novembre (50,8%) e dicembre (64,4%). 
Di contro, la Yellen non ha fornito dettagli temporali per il prossimo incremento dei tassi anche se il report sull'andamento del mercato del lavoro, che a maggio ha registrato il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (le c.d. non-farm payrolls) minore in sei anni (38 mila unità), ha fatto sorgere più di un dubbio sull'opportunità di una stretta nel meeting di luglio, dice la Yellen: “Si tratta di incertezze di dimensioni considerevoli e quindi la nostra politica monetaria si baserà sull'evoluzione di questi fattori", tuttavia prosegue la Yellen: “Anche se l'economia negli ultimi tempi ha avuto a che fare con un mix di forze contrastanti, credo ci siano buone ragioni per ritenere che i fattori positivi che hanno sostenuto la crescita dell'occupazione e l'aumento dell'inflazione continueranno ad avere la meglio sugli elementi negativi". 
In qualunque caso i tassi saranno innalzati prima del raggiungimento dei target di inflazione e occupazione, poiché la politica monetaria influenza l'economia con un certo ritardo. "In un contesto di ulteriore miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro e di nuovi progressi dell'inflazione in direzione dell'obiettivo del 2%, continuo a ritenere appropriata la normalizzazione dalle politiche monetarie espansive", ha detto il numero uno della Fed.
In conclusione, la Yellen non tiene conto dei dati sull’occupazione in lieve miglioramento e neanche delle lievi spinte di crescita, contestualmente non appare neanche preoccupata del Brexit, piuttosto è cauta e aspetta conferme consistenti prima di aggiungere polveri detonanti, lo scopo è ovviamente quello di non sprecare risorse, inutile far partorire topolini alle montagne.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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