Comunali, Veneziani: “Renzi e Grillo senza valori; uno dentro le mura, l'altro fuori. Sinistra fobica"

07 giugno 2016 ore 12:54, Lucia Bigozzi
“Grillo e Renzi non hanno temi valoriali" su cui combattersi. "Ciò che conta oggi è la rispettiva collocazione, uno dentro le mura, l’altro fuori. Entrambi cavalcano i temi del momento, ma le differenze dal punto di vista ideale e culturale non sono rilevanti perché è irrilevante la loro posizione culturale”. Muove da questo assunto l’analisi di Marcello Veneziani, giornalista, scrittore, intellettuale, che nella conversazione con Intelligonews legge in una chiave insolita l’esito elettorale.

Comunali 2016 solo con metà elettori alle urne. Renzi si è proposto come rottamatore della casta, Grillo come anti-casta e anti-politica ma sui temi valoriali e la visione di società non sembrano così distanti. Qual è la sua valutazione? 

"Penso sia improprio parlare di temi valoriali, per la semplice ragione che non credo che Grillo e soprattutto Renzi ne abbiano. Credo che quello che conti oggi, sia solo la collocazione: uno si colloca intra-moenia, cioè dentro le mura, l'establishment; l’altro extra-moenia, quindi fuori dalla città. E’ questo che fa la differenza. Poi entrambi cavalcano i temi del momento, cioè se la politica è discreditata, i due rappresentano uno l’anti-politica, l’altro la rottamazione della vecchia politica, ma le differenze dal punto di vista ideale e culturale non sono rilevanti perché è irrilevante la loro posizione culturale".

Se queste sono le basi come possono essere credibili sulla proposta politica?

"Per la semplice ragione che non c’è nella società, nei mass media, nella comunicazione un’attesa di linee politiche, una visione politica, delle idee politiche; c’è soltanto la capacità di colpire attraverso immagini e parole l’aspetto emozionale del pubblico, dell’elettorato, della gente. Quindi, dovendo rispondere soltanto a questo, l’abilità è tutta nella battuta efficace, nella frase da dire e non assolutamente in un contenuto politico in una visione politica. E’ questa, credo, la ragione della loro affermazione; anche se poi bisogna dire che tutto questo successo da un punto di vista elettorale Renzi non ce l’ha, come dimostrano le comunali, e Grillo, ha un successo abbastanza intermittente, anche se significativo".

In questo contesto, che fine ha fatto la sinistra?

"La sinistra è regredita ulteriormente e polverizzata. Della sinistra resta soltanto l’acido bioetico, rappresentato dalle battaglie contro la famiglia, la lotta alle fobie che invece nasconde la loro fobia nei confronti della famiglia, della nazione e quindi la xenofobia, l’omofobia da combattere e così via: questo è ciò che resta della sinistra. Da un punto di vista strutturale e politico resta poca roba; c’è una minoranza scontenta ai margini del partito di Renzi, poi come area di opinione l’unica opinione che persiste a sinistra è quella legata a questi fattori. Non è più un’opinione socialmente rilevante, è un’opinione legata al gergo del politically correct". 

Non trova significativo o inquietante a seconda dei punti di vista, il fatto che il ‘serbatoio’ di voti per Giachetti sia quello del centro storico di Roma, dei quartieri-bene dei Parioli e di Monteverde? Un tempo erano le periferie la ‘cassaforte’ elettorale della sinistra.
 
"Questo a dimostrazione di un cambiamento che già era in atto da tempo ma ora è più vistoso, cioè che la buona borghesia vota a sinistra, il popolo scontento, che vive il disagio della quotidianità non va a votare o vota per partiti di protesta, come i grillini. Questa è una tendenza che già c’era ai tempi di Berlusconi ma si è accentuata adesso, perché con i grillini non ci sono nemmeno più le remore di votare a destra; e allora il voto popolare va tranquillamente verso il Movimento 5Stelle e, invece, la sinistra diventa un fenomeno elitario e ultra-minoritario". 


autore / Lucia Bigozzi
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