Allarme Istat: in Italia rallenta la già debole crescita

07 giugno 2016 ore 22:01, Luca Lippi
In salita la crescita economica dell’Italia, secondo l’Istat trainata dalle famiglie che pare abbiano aumentato i consumi, ma poi, per il resto, buio pesto.
Dal rapporto pubblicato dall’Istat emerge: "L'economia italiana continua a crescere con un ritmo moderato, caratterizzato dal consolidamento del contributo positivo della domanda interna. Il principale motore della crescita è costituito dai consumi ai quali si accompagna anche un miglioramento degli investimenti". 
Tuttavia, a questi risultati positivi registrati nel primo trimestre dell'anno si affiancano alcuni segnali di debolezza nelle aspettative delle imprese e negli ordinativi del settore manifatturiero. L'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana ha segnato un ulteriore calo, suggerendo il rallentamento nel ritmo di crescita dell'attività economica nel breve termine.

Allarme Istat: in Italia rallenta la già debole crescita

Siamo obbligati a una riflessione intermedia, ma se la domanda interna e i consumi aumentano, perché le imprese non sono fiduciose? In macroeconomia la fiducia delle imprese è direttamente proporzionale ai consumi delle famiglie, se le famiglie non consumano è piuttosto complicato che le imprese producano qualcosa che rimarrebbe invenduto.
Evidentemente le analisi di mercato delle organizzazioni di categoria si muovono su binari differenti rispetto all’istituto di statistica di stato.
Andando nel dettaglio, nell'industria alla crescita robusta del valore aggiunto nel primo trimestre (+1,2% rispetto al trimestre precedente) si sono accompagnati segnali contrastanti provenienti dagli ordinativi (-1,4% la variazione congiunturale del primo trimestre) e dal clima di fiducia che, in lieve diminuzione a maggio, continua ad oscillare sui livelli di inizio anno. Sempre a maggio si segnala il peggioramento dei giudizi sulle attese dell'economia per tutti i principali raggruppamenti economici. 
Riguardo le famiglie, nel primo trimestre del 2016 la spesa delle famiglie residenti è cresciuta su base congiunturale allo stesso ritmo del trimestre precedente (+0,3%). Gli aumenti più rilevanti si sono registrati nella spesa in beni non durevoli (+0,7%) e in quelli durevoli (+0,5%, in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti) mentre le spese per i servizi sono risultate più deboli (+0,2%). Nell'ultimo mese risultano in peggioramento le valutazioni sul clima economico e, in misura più lieve, sul clima futuro. In sostanza si rileva una maggiore spesa per via dell’aumento dei prezzi non per volumi. A questo punto si deve dedurre che le imprese andranno a incrementare il magazzino avviandoci velocemente verso un nuovo segmento di stagnazione che per velocità è assai più vorace di inflazione buona rispetto a quanto non lo sia l’inflazione stessa nei periodi di spinta economica positiva, in una parola consolidamento della deflazione.
A tale proposito, l’inflazione e i prezzi sono in evoluzione negativa il primo e in stagnazione i secondi. In base alle stime preliminari, in maggio l'indice per l'intera collettività nazionale ha registrato una variazione tendenziale negativa dello 0,3%, dopo il -0,5% di aprile. Sul piano congiunturale i rincari hanno interessato le voci maggiormente volatili e a più alta frequenza d'acquisto (alimentari non lavorati, carburanti e tabacchi). Al netto dell'energia l'inflazione è positiva e in lieve aumento anche se il quadro complessivo è di sostanziale stabilità. In assenza di mutamenti sostanziali dello scenario internazionale, l'inflazione dovrebbe rimanere appena negativa o nella migliore delle ipotesi vicino allo zero ancora nei mesi estivi.

autore / Luca Lippi
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