Di Gregorio (Comunicatore): “Renzi, re della comunicazione perché ha capito cosa conta. Gli euroscettici faranno notizia”

07 luglio 2014 ore 17:28, intelligo
Di Gregorio (Comunicatore): “Renzi, re della comunicazione perché ha capito cosa conta. Gli euroscettici faranno notizia”
di Andrea Barcariol
Abbiamo intervistato Luigi Di Gregorio, da un anno nello Staff della Vicepresidenza del Parlamento Europeo, ex direttore dell’Ufficio Comunicazione del Comune di Roma e docente di “Analisi delle politiche pubbliche”, cogliendo l’occasione di quello che è stato il primo giorno "di scuola" al Parlamento Europeo di Renzi per analizzarne la comunicazione. Ci ricordiamo la polemica con la Germania sulla flessibilità. Crede veramente nell’apertura tedesca? «In qualunque tipo di incontro, da ormai un anno, è Germania contro tutti. I tedeschi hanno il vantaggio che quei Trattati sono stati firmati e ratificati è vero però che sono sempre più isolati. Secondo me qualche tipo di apertura ci sarà ma non credo quella che ci aspettiamo. Renzi ha ragione a sottolineare che sia la Germania sia la Francia hanno avuto delle deroghe». Come giudica il discorso di Renzi di apertura del Semestre Europeo sotto il profilo politico e della comunicazione? «Molti erano convinti che avrebbe letto 10 minuti di discorso molto irreggimentato, attento alle parole, invece come al solito è andato a braccio. Questo esalta le sue qualità. Oggettivamente ho visto molti eurodeputati colpiti dalla sua capacità di comunicare. Per quanto riguarda i contenuti ha toccato i temi chiave senza, volutamente, entrare troppo nel dettaglio delle proposte. Ha affrontato le questioni cruciali alla Renzi, cercando di colpire le emozioni più che andare nella sostanza degli argomenti». A livello di comunicazione Renzi batte tutti gli altri? «A livello di comunicazione non ha nessun rivale in Italia. Lui ha capito che più che il ragionamento e la logica conta l’emozione, la percezione e utilizza un modo di comunicare diverso non solo nei mezzi ma anche nello stile. Anche i suoi tweet non sono mai telegrammi banali, punta a colpire e usa l’ironia che nei social network è fondamentale. Ricordo il tweet famoso “arrivo, arrivo”, durante il colloquio con Napolitano. Inserito nello schema impaludato delle consultazioni elettorali, è geniale perché scardina le aspettative. Solo il fatto di twittare in quel momento già colpisce». La frase “L’Italia paga più di quello che incassa ma noi siamo contenti” suscitò però qualche critica. Errore o strategia? «Non l’ha sbagliata, era voluta ed è una frase furba per sottolineare questa situazione senza far agitare troppo le acque. Le repliche poi hanno superato l’intervento. Anche quando si è insediato da premier è stato ancora più efficace nel replicare perché ha la capacità immediata di individuare i punti deboli di chi lo attacca».
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]