Quelle “anime belle” nel cortile del Forteto

07 luglio 2014 ore 17:40, Americo Mascarucci
Quelle “anime belle” nel cortile del Forteto
La vicenda del Forteto, con le reti di protezione e di omertà che per anni hanno permesso di coprire, minimizzare, occultare gli “orrori” denunciati all’interno della comunità, trova senza dubbio spiegazione nell’ambito di quella cultura cattolico marxista che ha egemonizzato Firenze dagli anni sessanta in poi, quella cultura cui si oppose con fermezza un grande uomo di Chiesa ingiustamente calunniato e dimenticato, l’arcivescovo Ermenegildo Florit.
Il cardinale che “esiliò” don Lorenzo Milani a Barbiana senza sapere che indirettamente avrebbe fatto la sua fortuna agevolando la creazione del “mito”, che sospese a divinis don Enzo Mazzi il parroco ribelle dell’Isolotto, che contrastò i preti del dissenso che, infervorati dal fanatismo post conciliare, si erano messi in testa di rivoluzionare la Chiesa, è stato denigrato per anni dai cattolici progressisti e dalla stampa loro alleata, come il simbolo del conservatorismo più becero. Oggi la sistematica demonizzazione di Florit, sembra fare il paio con la difesa ad oltranza e con la protezione di cui ha potuto beneficiare il guru del Forteto, quel Roberto Fiesoli accusato dei tanti misfatti che si sarebbero consumati all’interno di quella comunità nei confronti di minori. La quale comunità fu istituita nel 1977 dallo stesso Fiesoli, con l’obiettivo di continuare ed estendere l’esperienza di don Milani, offrendo un modello di famiglia comunitario alternativo alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, già allora considerato un istituto da rottamare dai cattolici progressisti. Nel 1985 Fiesoli fu condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti ad una giovane ospite della sua struttura, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. Accuse gravissime, anche più gravi di quelle mosse nei confronti di don Pierino Gelmini il fondatore della comunità Incontro di Amelia, “massacrato” sui media nonostante nessuna sentenza di condanna sia stata mai pronunciata dalla magistratura nei suoi confronti (e probabilmente non arriverà mai visto che il processo è sospeso a causa delle gravissime condizioni di salute in cui versa l’ex prete ora dimesso dallo stato clericale). Trattamento ben diverso fu invece riservato a Fiesoli, difeso a spada tratta dai tanti potenti adepti del “clan don Milani”. Ernesto Balducci ha scritto una sublime biografia di San Francesco d’Assisi che tutti dovrebbero leggere ed ha svolto per tutta la vita un’intensa attività in favore della pace nel mondo; proprio Balducci però sulla rivista Testimonianze da lui diretta, non mancò di difendere Fiesoli e l’esperienza del Forteto perchè in perfetta continuità con l’opera e gli ideali di don Milani; e, diversamente da oggi, le sentenze dei magistrati all’epoca si potevano anche etichettare come “politiche” soprattutto se, come nel caso delle accuse mosse a Fiesoli, a svolgere le indagini era stato un magistrato cattolico, Carlo Casini, uno che aveva il torto di credere nella famiglia tradizionale e non nel modello di famiglia comunitaria proposta dal Forteto. Un altro magistrato amico di don Milani, Giampaolo Meucci che presiedeva il tribunale minorile di Firenze, per sfidare i colleghi che avevano “osato” incriminare e condannare Fiesoli affidò a quest’ultimo la cura di un bambino down, proprio nel tentativo di dimostrare come la condanna fosse chiaramente politica e quindi ingiusta. Fiesoli ha potuto continuare quindi la sua attività, riverito e rispettato da tutti, preso da esempio come “santone laico”, anche perché nel frattempo, dopo l’uscita di scena di Florit, anche la curia fiorentina si era andata “normalizzando” grazie all’arrivo del cardinale Silvano Piovanelli, guarda caso altro grande sostenitore dell’esperienza di Barbiana e compagno di studi di Don Milani. La vicenda del Forteto è la classica vicenda che scaturisce dall’incontro fra la superiorità morale della sinistra e la presunzione di certi ambienti cattolici, progressisti e di sinistra, di detenere l’interpretazione autentica del Vangelo ed essere quindi sempre e comunque nel giusto. Quella cultura per anni ha diviso il mondo in buoni e cattivi, con i buoni sempre irrimediabilmente buoni ed impossibilitati per superiorità ed appartenenza al clan, ad essere cattivi. Un mix che, come in questo caso, ha prodotto un corto circuito infernale facendo passare per vittima del sistema, una sorta di “deus ex machina” in versione nazi-buonista, creandogli intorno un sistema di protezione e di immunità ideologica che sta mostrando le sue ripugnanti debolezze .
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