Varoufakis dilettante? Leggete il curriculum... Ma ora tocca a Draghi

07 luglio 2015, Luca Lippi
Varoufakis dilettante? Leggete il curriculum... Ma ora tocca a Draghi
Per chi lo ha potuto comprendere, il referendum ha chiesto al governo greco di non firmare un terzo memorandum e di impostare trattative e condizioni favorevoli che escludano l’austerity prima di ogni cosa.

Da questo punto, la settimana greca è cruciale per stabilire se il Paese sarà ancora un membro della UE e se potrà rimanere nell’euro.

Le immediate conseguenze sono state le dimissioni di Yanis Varoufakis, una persona definita come fosse un superficiale dilettante; ricordiamo che Varoufakis è laureato in Matematica e Statistica ha un dottorato in Economia all'Università dell'Essex. Insegnamento, in Economia ed Econometria, presso l'Università dell'Essex e l'Università di Cambridge. Senior Lecturer in economia presso l'Università di Sydney. Professore di Teoria Economica all'Università di Atene, capo e fondatore del The University of Athens Doctoral Program in Economics (UADPhilEcon). Da gennaio 2013 a gennaio 2015 insegna alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell'Università del Texas a Austin, poi la follia di entrare nel governo Tsipras dove si è scontrato con l’arena di chi non ha mai lavorato nella vita e quindi inviso...

La sua colpa è stata quella di definire i creditori, seguendo la visione professionale e non umorale, “terroristi, vampiri e delinquenti” includendo in questo discorso riferimenti specifici alla Germania e alla cancelliera tedesca. Si è dimesso per agevolare l’apertura del tavolo negoziale post referendario, noi pensiamo che sia tornato semplicemente nel mondo reale, e non lo biasimiamo.
E’ stato definito un giocatore d’azzardo irresponsabile (se lo fosse aggiungiamo al suo curriculum anche la bravura in questa specialità ludica), perché ha costretto l’Europa a doversi confrontare con la volontà popolare, e si è alzato nel momento giusto. E’ come un allenatore che rassegna le dimissioni dopo avere vinto il massimo. Tuttavia questo lascia pensare che non si potrà raggiungere un risultato migliore di questo.

Da qui a poter dire che quanto fatto da Varoufakis porti a risultati positivi è un esercizio lezioso, questo è stato sottolineato nell’immediato da Angela Merkel per voce del suo vice (Sigmar Gabriel) immediatamente dopo il risultato del referendum “state andando contro a un muro” che tradotto significa “non si tratta”.

Fuori da ogni ipotesi di salvataggio “concesso” dall’asse franco tedesco, la volontà della Germania è quella (da prima del referendum) di spingere la Grecia fuori dall’UE, per una questione di costi. La Germania nella storia ha sempre perso a causa dell’avidità, è un animale che corre dietro la lepre di cartone e non si accorge di andare contro un muro.

La possibilità che si riaprano spiragli esiste, ma non sarà per volontà della Merkel, come il solito sarà Mario Draghi a prendere in mano la situazione. Nella notte ha fatto sapere di potersi mettere di traverso perché lui è un banchiere e non un politico. Fino ad ora, per chi non se ne fosse ancora reso conto, Mario Draghi è l’unico a contrastare senza timori reverenziali la cancelliera tedesca.

Che Mario Draghi sia di esempio per l’eurogruppo è piuttosto complicato e questo è il pericolo immediato per la Grecia e per Tsipras. Finalmente però, è emerso che il problema non è mai stato economico ma solamente politico. Mario Draghi dal punto di vista economico ha fatto la sua parte lanciando il QE nonostante l’opposizione dei burocrati tedeschi, al QE doveva accodarsi la volontà politica di programmare una reale condivisione del debito e normare una politica fiscale unica, tutte cose nei poteri della politica. Non fallisce l’Economia, fallisce la politica Europea, il “greferendum” ha solo tolto la coperta. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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