In Liguria c’è un vescovo che accoglie i migranti, in barba a Toti

07 luglio 2015, Americo Mascarucci
In Liguria c’è un vescovo che accoglie i migranti, in barba a Toti
La notizia è di quelle destinate a far rumore. Il vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti ha annunciato di aver accolto diversi profughi nella sua diocesi “sfidando” a viso aperto il governatore della Liguria Giovanni Toti che ha scritto ai prefetti delle province invitandoli a non accogliere più immigrati nella regione così come Zaia e Maroni hanno fatto in Veneto e in Lombardia. 

I governatori hanno adottato questa iniziativa perché, a loro giudizio, il Nord non può permettersi il lusso di accogliere altri profughi, dal momento che deve fare già i salti mortali per gestire il problema dell’accoglienza e garantire soprattutto la sicurezza dei cittadini. Quindi niente più immigrati, bastano quelli che ci sono e che sono pure troppi.

Questo il senso dell’iniziativa partita dalla Lega Nord e poi sposata anche da Forza Italia che si è accodata su questo tema al Carroccio consapevole di quanto l’opinione pubblica sia allarmata dal continuo sbarco di nuovi profughi sulle coste siciliane. 

Il vescovo Guglielmo Borghetti, al contrario, ha manifestato alla Prefettura di Savona la disponibilità ad accogliere i profughi ospitandoli in apposite strutture della diocesi: “Amministrare la cosa pubblica non è certo facile a questi chiari di luna; ma abbiamo bisogno di comunità solidali . dichiara monsignor Borghetti - che vivano concretamente l’amore, occorre superare la tentazione della ‘mondanità spirituale’ per essere vicini alle persone semplici, agli ultimi, ai nuovi ultimi e, tra questi, ci sono i rifugiati. La Chiesa di Albenga-Imperia fa ancora troppo poco, potremmo impegnarci di più. Pensando alle parole di papa Francesco che al Centro Astalli di Roma disse: “A cosa servono alla Chiesa i conventi chiusi? I conventi dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo.  Ho espresso alla prefettura di Savona una disponibilità ad accogliere in strutture (case famiglie, case parrocchiali) un piccolo numero di nuclei mamma-bambino/a e li abbiamo sistemati in nostri appartamenti con discrezione e senza far rumore, rispettando le preoccupazioni anche di chi amministra la società civile.”

 Come dire, si è agito in silenzio e senza troppa pubblicità perché Toti non veda. Una scelta quella di Borghetti in perfetta linea con il modello di “Chiesa dei poveri, aperta ed accogliente verso chi soffre” proprio di Papa Francesco per il quale le ragioni umanitarie devono venire prima delle ragioni di ordine pubblico. 

Ma le polemiche non sono mancate, anche perché sono in molti ad Albenga a non gradire la presenza di monsignor Borghetti. A non volerlo sono i fedelissimi del vescovo diocesano Mario Oliveri, che Borghetti è stato chiamato da Francesco a coadiuvare. Come si ricorderà Oliveri finì al centro delle critiche  nell'ambito di una vicenda che vedeva accusati di pedofilia alcuni sacerdoti.

In più altri sacerdoti della diocesi avevano lamentato di essere redarguiti da Oliveri perché contrari a celebrare le messe in latino, secondo il rito tridentino che il vescovo dopo il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pare avesse quasi imposto a tutte le parrocchie al posto del rito conciliare. 

In seguito ad un’ispezione del Vaticano, Francesco ha deciso di affiancargli il vescovo Borghetti come coadiutore. Una sorta di vicario generale che affianca il vescovo in attesa di succedergli. Oliveri infatti è ormai prossimo al compimento dei settantacinque anni, età in cui i vescovi a norma del diritto canonico sono tenuti a rassegnare le dimissioni.
In Vaticano si è preferito lasciarlo al suo posto in attesa che abbia maturato l’età per dimettersi e lasciare l’incarico a Borghetti. 

Con il risultato che oggi ad Albenga ci sono due vescovi e due gruppi di fedeli legati ai due pastori; i fedelissimi di Oliveri che si sono stretti intorno a lui e continuano a difenderlo ritenendolo vittima di un complotto creato ad arte per punirlo del suo tradizionalismo cattolico, e dall’altro i progressisti legati a Borghetti che si ritengono invece la vera chiesa di Papa Francesco. Evidente quindi come la notizia del vescovo coadiutore che ha accolto i profughi abbia contribuito a gettare altra benzina sul fuoco delle polemiche. Polemiche che tuttavia non sembrano scalfire più di tanto Borghetti il quale sa di avere l’appoggio del Papa. “Non ci sono ‘loro’ e’noi’ ; siamo insieme sulla barca della vita – si è difeso - .Quindi più aiuti a tutti superando pregiudizi e precomprensioni; l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita sospetti ed ostilità nelle popolazioni locali; frequente è la paura che nascano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, o addirittura che si introducano nuovi fattori di criminalità. Occorre passare da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse ed emarginazione, ad un atteggiamento basato sulla ‘cultura dell’incontro’, e non dello scarto”. 

Al governatore Toti e ai leghisti saranno fischiate le orecchie?


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