Grecia: Draghi e la partita a scacchi (geopolitici)

07 luglio 2015, intelligo
Grecia: Draghi e la partita a scacchi (geopolitici)
di Alessandro Corneli

Forse perché è un italiano e un tecnico di prestigio internazionale, ma finora Mario Draghi, governatore della Bce, è stato invocato e non criticato. Eppure la sua strategia fondata sul Quantitative Easing (QE), cioè sulla generosa fornitura di liquidità alle banche, non ha funzionato, o ha funzionato molto meno che in America.

Il punto è dolente. La Bce è nata con un obiettivo preciso: controllare la liquidità del sistema finanziario dell’eurozona per evitare il riemergere dell’inflazione. Non è nata per stimolare la crescita. Al contrario, la Fed americana deve perseguire entrambi gli obiettivi: tenere a bada l’inflazione, per garantire i creditori che non vogliono essere ripagati in moneta svalutata, ma favorire anche la crescita, fornendo liquidità al sistema.

Di fatto, la crisi iniziata nel 2007-2008 ha stravolto le funzioni di entrambe queste banche centrali, che poi sono le più importanti del mondo. La Fed si è spostata tutta sullo sviluppo, puntando a fare scendere la disoccupazione da oltre il 9% al 6%, e praticamente c’è riuscita, inondando il sistema bancario di quasi 8 mila miliardi di dollari che hanno fatto riprendere i consumi e il settore immobiliare, e quindi l’occupazione, ma a livelli bassi e poco remunerativi. 

Quanto alle esportazioni, sono frenate dall’apprezzamento del dollaro ma soprattutto dalle altre economie mondiali che non tirano come auspicato: quella europea e quella cinese in primo luogo. Quindi un risultato non pieno, tanto è vero che la Fed rinvia l’aumento del costo del denaro.

La Bce si è orientata sulla difesa dell’euro (e quindi del progetto europeistico): cosa comprensibile, ma poco compatibile con lo sviluppo e finora ininfluente sull’inflazione, appiattita e ben lontana dall’auspicato 2%. La difesa dell’euro è passata attraverso una linea di austerità che, per la pesantezza di alcuni debiti pubblici, ha dovuto infrangere un tabù: la Bce, infatti, ha dovuto acquistare titoli pubblici dei Paesi più indebitati per evitare che si scatenasse una speculazione che avrebbe colpito (e affondato) la moneta unica. Insomma ha fatto due cose extra statuto: si è lasciata schiacciare dall’Fmi (che risponde sostanzialmente a Washington) e dalla Commissione (che risponde sostanzialmente alla Germania di Angela Merkel).

Curiosamente, gli Stati Uniti hanno fatto – e continueranno a fare – pressione per un compromesso tra Atene e Bruxelles. La ragione ufficiosa è che vogliono preservare il processo di unificazione europea e vogliono evitare che la Grecia finisca nell’orbita di Mosca. Ma la ragione vera è un’altra: vogliono che l’euro resista in quanto funge da cuscinetto di protezione del ruolo del dollaro minacciato dalle richieste revisioniste della Cina (e della Russia). Che l’euro resista fino a quando la strategia politica e militare di contenimento di Mosca e di Pechino non avrà dato i risultati sperati: un’Europa che si riallinea con gli Usa e il consolidamento di una cintura anti-cinese in Asia-Pacifico. Il fatto che anche Pechino si sia spesa a favore dell’euro ha una spiegazione tattica: la Cina non è pronta alla sfida con il dollaro e ha bisogno di tempo.

L’azzardo strategico americano è alto e punta proprio su questo: sulla paura dell’Europa di disgregarsi e sui timori che la Cina provoca sui suoi vicini. Ma a Mosca si evita di fare provocazioni e a Pechino si lancia l’esca della Banca per gli investimenti infrastrutturali. Tra tutte queste fessure si è inserita la Grecia che, con il risultato del referendum, ha posto sul tavolo di Bruxelles l’alternativa tra una ripresa in mano, da parte della politica, della gestione del processo europeistico ritrovando una lungimiranza persa da troppo tempo, e un’ostinazione contabile che la speculazione internazionale aspetta con ansia per sferrare il proprio attacco all’euro, incurante dei grandi disegni strategici di Usa, Cina e Russia. 

Finora l’Europa si è comportata come Polifemo, con un occhio solo, quello finanziario, e la Grecia-Ulisse l’ha accecato. Dobbiamo sperare che Polifemo apra il secondo occhio, se ce l’ha, e non si faccia trascinare dall’ira.    

autore / intelligo
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