"Non nominare lo zingaro invano": la Meloni contro i comandamenti di Facebook

07 luglio 2015, Americo Mascarucci
Usare il termine zingaro è come bestemmiare? 

Secondo Facebook assolutamente no, al punto che è consentito creare una pagina con il nome di una bestemmia, ma se si scrive la parola zingaro si viene oscurati. 

'Non nominare lo zingaro invano': la Meloni contro i comandamenti di Facebook
Per Giorgia Meloni, leader dei Fratelli d’Italia si tratta di un’assurdità, perché mentre da un lato ci si preoccupa di non offendere la sensibilità e la dignità dei rom chiamandoli appunto zingari, dall’altro si permette l’offesa alla religione fino a legittimare la bestemmia. Della serie; vietato offendere tutti tranne che i cristiani, vietato usare parole “politicamente scorrette” ad eccezione delle bestemmie. Quelle vanno bene perché in fondo offendono soltanto il sentimento religioso di migliaia di fedeli ma non hanno finalità razziste. 

La battaglia della Meloni assomiglia tanto alla celebre battaglia contro i mulini a vento, dal momento che oggi scandalizzarsi per una bestemmia rischia di fare più notizia della bestemmia in se. “Ma come, ti scandalizzi se tizio a bestemmiato? Se ne sentono tante in giro!” . Appunto ma questo non dovrebbe essere un motivo sufficiente per consentirne l’utilizzo anche su Facebook fino a creare una pagina con il nome di una bestemmia.
C’è chi ha accusato la Meloni di aver strumentalizzato la questione non tanto per denunciare la libertà di bestemmia quanto per aprire l’ennesima crociata contro il divieto di utilizzare il termine zingaro. Termine che è stato abolito dal vocabolario del politicamente corretto, dopo che le comunità rom hanno protestato contro l’uso eccessivo che per anni se ne è fatto. In verità non si potrebbe utilizzare più nemmeno il termine nomade, anche quello ritenuto offensivo, le uniche parole consentite sarebbero appunto rom o sinti. Fino a quando? 

Almeno fino a quando non sopraggiungeranno altri termini ritenuti più avanzati che andranno a soppiantare i precedenti rendendoli politicamente scorretti. Come il termine “operatore ecologico” ha sostituito nell’ordine “monnezzaro” e “spazzino”  così quello di rom ha rottamato nell’ordine quello di zingaro e di nomade. Al punto che chiamare zingari i rom oggi può comportare serie conseguenze fino a ritrovarsi oscurati da Facebook. Ad ogni modo se queste sono le regole ben vengano, adeguiamoci pure al politicamente corretto, omologhiamoci alla dittatura dei termini, che cambiando l’uso delle parole purtroppo non cambia la sostanza dei problemi.
Allo stesso modo però non ci si può omologare alla “liberalizzazione” della bestemmia, né al diritto di bestemmiare ovunque, per strada come sui social network. Perché offendere il Padreterno, la Madonna e i santi non sarà razzismo allo stato puro ma sicuramente è segno di ignoranza e di inciviltà. Un’inciviltà che passa soprattutto dai social network.

Recentemente chi scrive è stato protagonista di un fatto sconcertante; un gruppo di ragazzi ridevano a squarciagola guardando fissi i propri cellulari. Mi sono avvicinato per curiosità e sapete cosa stavano vedendo? Un video su Youtube di un signore anziano, un toscanaccio che a ripetizione pronunciava bestemmie cosiddette estemporanee; non le classiche, di per sé già odiose, ma altre molto colorite accostando la Vergine Maria, Gesù Cristo e la schiera dei santi agli animali e alle categorie più disparate. Nessuno ha sentito il bisogno di rimuovere quel video da Youtube così come nessuno ha rimosso da Facebook la pagina con la bestemmia. Così va il mondo. Ma poi siamo proprio sicuri che costoro non sanno ciò che fanno?
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