Grecia, Bagnai: “La strada è segnata. Le mosse dell'Fmi e la vittoria effimera di Tsipras"

07 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Grecia, Bagnai: “La strada è segnata. Le mosse dell'Fmi e la vittoria effimera di Tsipras'
Alla fine si arriverà a un compromesso ma la strada della Grecia è segnata. Sta fuori dall’euro ed è solo questione di tempo. Ne è convinto Alberto Bagnai, economista e docente di Economia Politica all’Università “G.D’Annunzio”, che nella conversazione con Intelligonews spiega perché Grexit sì o no. Il concetto di fondo è: "nel breve periodo vince Tsipras; nel lungo periodo perdono i greci"

Eurogruppo diviso sul taglio del debito. Grexit sì o no?

«Per me no, perché ci sono forti interessi geopolitici ad evitare che la Grecia esca, perché probabilmente sarebbe attratta nell’orbita dei Brics e in questo modo Putin darebbe un bello schiaffo agli Stati Uniti che desiderano, invece, mantenere l’Europa coesa. Certo,  c’è il rischio che ho evidenziato più volte che la Germania assuma posizioni molto rigide, paradossalmente soprattutto a sinistra. Questo paradosso è spiegato dal fatto che essendo ormai i tedeschi abituati a considerare noi mediterranei come l’origine delle loro difficoltà, qualsiasi partito – non importa il colore – voglia acquistare consenso, ovviamente assume un atteggiamento intransigente verso coloro che vedono come i colpevoli. Però la Germania ha diversi problemi e uno di questi è il fatto di essere in qualche modo “ricattabile” dagli Stati Uniti: una delle dimensioni di questa posizione è la situazione complessa di Deutsche Bank che è stata più volte censurata dalla Sec, ovvero la Consob americana, ed è finita al centro di numerose interrogazioni parlamentari davanti al Congresso. In questo contesto, se la Germania crea un problema gli Stati Uniti in Europa, gli Stati Uniti creano un problema alla Germania in America. Quindi, secondo me, si arriverà a una soluzione di compromesso».

Qual è il compromesso accettabile?

«Intanto vorrei avanzare un concetto che normalmente sfugge, cioè che proprio per rendere accettabile qualsiasi compromesso, i politici e il sistema dei media stanno creando un colossale polverone, stanno drammatizzando in modo esasperato un negoziato attribuendogli così una estrema rilevanza, quando poi alla fine si farà quello che si deve fare».

Cosa?

«Non dico che la decisione sia già presa, ma dato che l’Fmi ha detto chiaramente che ai greci bisognerà abbonare parte del debito, ritengo che quello verrà fatto. Solo che le classi politiche del Nord devono fare una gigantesca pantomima che fa passare del tempo ai giornalisti e agli economisti che la commentano, il cui scopo è solo quello di mostrare ai propri elettorati di aver fatto il possibile per difendere il portafogli di coloro che li hanno votati. E dovessi dire, non sono l’unico a pensarla così: ad esempio nello studio televisivo di La7 ho conosciuto il sottosegretario Zanetti il quale mi ha fatto notare che questa prassi della trattativa a oltranza molto drammatizzata per prendere decisioni che si sa già quali sono, è una costante sostanzialmente del modello di comunicazione politica europea».

Cosa risponde all’italiano medio che si domanda: ho accettato il rigore del Jobs Act, la riforma delle pensioni, i tagli lineari e trasversali, e adesso basta un referendum per ottenere uno sconto sul debito?

«Al mio fratello italiano medio rispondo che capisco perfettamente le sue ragioni che derivano dal fatto che lui è stato disinformato da una stampa profondamente anti-democratica come quella italiana».

Vabbè, è sempre colpa della stampa…

«E’ colpa della stampa, il che non significa che sia colpa dei singoli giornalisti, perché come in tutte le professioni, soprattutto nella mia, anche in quella giornalistica il tratto dominante è il conformismo. Se i giornali parlano solo di pensioni d’oro e ville con piscina, è chiaro che l’italiano medio si risente perché non capisce che il grande capitale finanziario internazionale vuole attizzare una guerra tra poveri per avere mano libera. Ma se uno va a vedere sul mio blog o su altri blog indipendenti, legge i dati e scopre che la quantità di impiegati pubblici greci era nella media europea; che grazie alle riforme della Troika ne sono stati licenziati più di duecentomila persone, circa il 25 per cento, e Tsipras che vuole riassumerne 15mila viene dipinto come un pericoloso comunista. Oltretutto si tratta di persone che sono state licenziate in un Paese in cui la spesa pubblica non era un problema. Grazie al lavoro che sto portando avanti, è stato tradotto in italiano il discorso in cui il vicepresidente della Bce dice che in Grecia non c’era un problema di spesa pubblica, ma che il problema erano i soldi prestati incautamente dalle banche del Nord a privati. Se il cittadino accedesse a queste informazioni e a quelle della stampa internazionale, specialmente tedesca, capirebbe di essere stato preso in giro intanto dal suo governo e poi dai giornali».

Grexit sarebbe positiva o negativa per noi? Per Borghi accadrà e alla fine sarà inevitabile l’uscita anche dell’Italia.

«Se lei mi chiede se è positivo tenersi un calcolo nel rene io che non sono un medico non so rispondere, ma se mi chiede se una Unione monetaria insostenibile può continuare in eterno, il mio bagaglio culturale mi impone di rispondere no. Dopo di che Tsipras per una serie di motivi, per impreparazione tecnica, e anche per abbaglio ideologico, non è ancora pronto a questo passo. Io partirei dal principio che tutto è come sembra - come ho scritto sul Fatto Quotidiano - : Tsipras dice che vuole l’euro e lo vuole perché per i greci è una sorta di complesso, di riscatto malriposto, è il vero nazionalismo, cioè quello di sentirsi importanti nel modo sbagliato. Sono tutti fattori che fanno sì che Tsipras non sia ancora pronto ma alla fine lo prepareranno i mercati con un calcio nel sedere. Oggi lui è messo di fronte a un bivio: o ricapitalizza le banche in euro prostrandosi alla Troika, oppure ricapitalizza le banche a suon di dracme, cose che io e Claudio Borghi abbiamo detto tante volte. Siamo stati solo noi due a dire l’ovvio, pur provenendo da percorsi culturali totalmente diversi. Claudio è un economista di mercato, è stato managing director di Deutsche Bank; io ho un percorso accademico, sono di orientamento progressista ma ci siamo incontrati sull’ovvio che in Italia è un campo stretto, molto più aperto nel resto del mondo. Capisco il delirio di onnipotenza di un certo giornalismo, basato sulla presunzione di poter dire qualsiasi cosa, tanto nessuno verrà a smentire: ma oggi esiste internet e le informazioni sono più accessibili».

Insomma, come va a finire con la Grecia?

«Le do un titolo: nel breve periodo vince Tsipras; nel lungo periodo perdono i greci. La didascalia è: Tsipras vince perché la sua tattica serve a ottenere un haircut – cioè una riduzione del valore nominale del debito: se lo otterrà resterà nell’euro, e questo lo farà sentire un cittadino di serie A, come ha anche dichiarato su Twitter. Dopodichè il peso dell’euro schiaccerà la Grecia – ricordo che l’altro haircut già ottenuto nel 2012 non è servito a nulla –; questa volta ci vorranno meno di tre anni ma a quel punto o verrà cacciato, oppure le sofferenze dei greci verranno prolungate di altri mesi. Siamo di fronte alle ambizioni di un politico contro il benessere di un popolo; come in Italia accadde con Prodi, che ambiva alla Commissione europea, e in questo modo ha tenuto un atteggiamento accondiscendente verso l’Europa dal quale gli italiani non hanno tratto molti benefici».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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