Banche, Dombrovskis: “Ricapitalizzazioni possibili”. Ue sosterrà l’Italia

07 luglio 2016 ore 11:00, Luca Lippi
Poche ore prima del referendum britannico, Mario Draghi aveva annunciato che la Bce era pronta a tutto. 
L’affermazione del governatore ovviamente era la conclusione di una preventiva riunione con gli organi preposti durante la quale si erano pianificate già tutte le attività da intraprendere per superare l’inevitabile contraccolpo.
Invero la situazione del sistema bancario (non solo italiano) da anni è piuttosto critica, se due giorni fa S&P ha dichiarato di dover abbassare la stima del Pil europeo a causa della fragilità delle banche italiane, in pochi ricordano che poco più di n mese fa aveva scritto in un report la medesima cosa riguardo il sistema bancario spagnolo.
Saltiamo la disamina della situazione assai più grave del sistema bancario tedesco (nonostante gli aiuti pubblici ricevuti alla vigilia del divieto) e accenniamo a quanto dichiarato dal neo commissario ai servizi finanziari Valdis Dombrovskis in Commissione Economica al Parlamento europeo.

Banche, Dombrovskis: “Ricapitalizzazioni possibili”. Ue sosterrà l’Italia

Ha detto ufficialmente Dombrovskis: “Con le autorità italiane c'è un contatto costante: siamo pronti a intervenire sul settore bancario se sarà necessario. Sul modo dipenderà dalle richieste italiane”. “Siamo consapevoli delle difficoltà attuali delle banche italiane: la bassa redditività e le grandi sofferenze hanno messo sotto pressione gli istituti di credito sui mercati. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo: lo stiamo osservando sin dall'inizio dell'anno. Già in occasione delle ultime raccomandazioni all'Italia, abbiamo chiesto di affrontare i problemi di governance del settore. Una serie di misure, come la cartolarizzazione e la creazione di fondi, sono già state adottate. Ora rimaniamo in costante contatto con le autorità italiane e siamo pronti a intervenire”.
Riguardo i regolamenti che limitano l’operatività della Bce sulle singole realtà di sistema di alcuni Paesi dell’Eurozona a scapito di altri, Dombrovskis dice: “Quando applichiamo le regole dobbiamo applicarle nel loro insieme: per quanto riguarda le ricapitalizzazioni possono essere possibili se sono soddisfatte tutte le condizioni. Non posso entrare nel merito specificatamente nella situazione di una banca come Mps, ma ricordo che sinora riguardo al settore bancario in generale, sono stati intrapresi passi in stretta collaborazione con le autorità italiane. Quando applichiamo le regole dobbiamo applicarle nel loro insieme: per quanto riguarda le ricapitalizzazioni possono essere possibile se sono soddisfatte tutte le condizioni. Quanto al tema degli aiuti di Stato è maggiore competenza della Commissaria Vestager, ma lavoriamo assieme nell'avere una soluzione attuabile. Finora ce l'abbiamo fatta, penso al Fondo Atlante. E ora continuiamo a lavorare con lo stesso spirito”.
E’ piuttosto chiaro che le azioni da intraprendere, sono dinamiche già pianificate che esulano dalla melina della Merkel che prima dice no e subito dopo accade esattamente il contrario oppure lontanissime dalle dinamiche isteriche dei mercati che ormai sono nelle mani di investitori non in grado di gestire le situazioni di panico (i volumi sono bassissimi, significa che gli istituzionali sono fuori a guardare i piccoli che urtano l’uno con l’altro nella foga di scappare).
A tale proposito Dombrovskis è piuttosto chiaro senza uscire fuori dal recinto di sua competenza (ignora volutamente le questioni politiche): “ Un sistema finanziario solido e stabile è condizione sine qua non per avere sostegno all'economia, crescita e occupazione, il ruolo principale del mio incarico è finanziare l'economia reale, garantendo stabilità e occupazione. Tutti sappiamo che dopo la Brexit ci aspettano decisioni difficili. Il settore della finanza sarà tra i più colpiti, ma speriamo che la Gran Bretagna possa rimanere un partner molto vicino all'Ue”.
Conclusione? Dombrovskis sta dicendoci che la Gran Bretagna diventerà un hub finanziario semplicemente più costoso, ma sicuramente un nuovo paradiso fiscale adeguato a recuperare imprenditorialità trasferitasi in altre aree dell’Eurozona difficilmente controllabili fiscalmente e quindi scarsamente utili all’economia europea. Il destino di questi nuovi Paesi dell’estrema periferia non rientrano nelle competenze del neo commissario ai servizi finanziari.

autore / Luca Lippi
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