Pensioni d'oro, diritti violati in nome della crisi: e domani?

07 luglio 2016 ore 10:53, Luca Lippi
Il prelievo sulle pensioni d’oro che è stato concepito dal Governo Letta è ammissibile e legittimo. Lo ha deciso la Corte Costituzionale e le motivazioni tecniche saranno rese note non appena sarà pubblicato il dispositivo, al momento le ragioni della scelta della Consulta risiedono nella gravità della crisi congiunturale nell’ambito della quale la decisione del prelievo era stata presa.
C’è da dire che si tratta di una decisione di grande importanza che “leva le castagne dal fuoco” per il Governo che sarebbe stato costretto ad operare con una manovra importante per restituire i prelievi qualora fossero stati ritenuti indebiti, ma è importante anche e forse soprattutto per le prospettive che essa apre.
L’avvocatura dello Stato aveva basato il ricorso sul valore della “solidarietà intergenerazionale” un percorso di supporto che permetta il riequilibrio delle prestazioni pensionistiche e che offra la possibilità di correggere quello che se, da una parte, è corretto dire che si tratta di un diritto acquisito, dall’altra non si può negare che sia un diritto che contribuisce a generare una sproporzione, un gap generazionale pesante da sostenere.
Tuttavia sempre di diritto acquisito si tratta, e i diritti acquisiti sono uguali per tutti, oppure no?
La norma relativa al prelievo sulle pensioni d’oro era stata più volte impugnata. Varie sezioni regionali della Corte dei Conti, attraverso ben 6 ordinanze, avevano raccolto le rimostranze presentate da ex dirigenti dello Stato e di enti pubblici e privati, ex docenti universitari, ufficiali delle forze armate e tanti ex magistrati.
La linea di ricorso scelta dagli avvocati dei dirigenti e professori che avevano sottoposto la questione alla Corte dei conti si basavano su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che nel 2013 aveva annullato un provvedimento simile (risalente al 2011) in ragione dell’applicazione del prelievo ai soli pensionati, della sua natura tributaria e strutturale.
Le modifiche introdotte al provvedimento dal Governo Letta che nella Legge di Stabilità 2014 aveva riproposto la misura introducendo correttivi che fossero orientati a superare tali limiti, hanno dunque convinto la Corte Costituzionale.
Per farla corta, la crisi congiunturale rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei lavoratori più giovani, dunque se si vuole garantire stabilità e sicurezza sociale, si deve guardare oltre il momento attuale, prestando attenzione all’importanza che una decisione del genere avrebbe per l’equilibrio che il sistema pensionistico deve assicurare alle pensioni future.

Pensioni d'oro, diritti violati in nome della crisi: e domani?

Fin qui è tutto “comprensibile” saranno poi le sedi istituzionali preposte a rilanciare su alcune incongruenze della sentenza che allo stato attuale, se dal punto di vista morale fa ritenere comprensibile il provvedimento, dall’altro non tutela i diritti di chi “contrattualmente” deve percepire una prestazione per la quale ha prestato le adeguate provvidenze (secondo le norme stabilite all’origine del rapporto di lavoro) e ora vede disattese le sue aspettative. 
È una questione squisitamente tecnica, non intendiamo fare alcuna valutazione di opportunità o di giustezza sociale. Qui si configura un precedente rischioso all’interno del quale il diritto di qualcuno viene giudicato meno valido del diritto di un altro, e questo non è previsto nella Costituzione.
Le prospettive che si aprono con questa sentenza sono piuttosto complesse. E’ vero o non è vero che la gravità della crisi congiunturale non è affatto sopita? Secondo questo principio sarebbe ammissibile un prelievo forzoso, oppure un taglio agli stipendi, o ancora l’obbligo per un imprenditore di assumere, o addirittura sarebbe anche ammissibile requisire le cedole o gli interessi percepite dai risparmiatori con giacenze di deposito titoli importanti.
E’ una riflessione importante su cui sarebbe opportuno aprire un dibattito fra giuristi, sembra che la Legge non sia più uguale per tutti, e allora se uno stato consente questo nella sostanza si configura l’assenza dello stesso che le leggi le fa e poi le disattende.
La questione è piuttosto grave perché in questo modo in pericolo non ci sono solo i pensionati dorati, ma progressivamente tutti noi, e tutti i nostri ormai ex diritti. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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