Cassazione respinge ricorso di Contrada: perché la condanna non è riformabile

07 luglio 2016 ore 14:24, Americo Mascarucci
Il ricorso di Bruno Contrada contro la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa è stato rigettato oggi dalla Corte di Cassazione.
Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena.
L'11 febbraio 2014 la Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell'art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti). 
Il 13 aprile 2015 la stessa Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali perché Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era ancora previsto dall'ordinamento giuridico italiano. Nella sentenza viene inoltre affermato che "l'accusa di concorso esterno non era sufficientemente chiara".

Cassazione respinge ricorso di Contrada: perché la condanna non è riformabile
Il ricorso della difesa di Contrada era rivolto ad ottenere una "correzione" della sentenza. 
Il Procuratore generale della Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso, istanza accolta dalla Suprema Corte.
"La Cassazione - ha commentato a caldo Contrada - si rifiuta in sostanza di applicare una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Si tratta di una decisione che contrasta con l'ordinamento giuridico italiano".
I legali dell'ex 007 attenderanno il deposito della sentenza per capire le ragioni del rigetto


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