Civati e Renzi, quando la coppia scoppia: le tappe della crisi

07 maggio 2015, Americo Mascarucci
“C’eravamo tanto amati, ora non ci amiamo più”. Finiscono i grandi amori e figuratevi voi se non possono non finire anche quelli politici. Eh sì, perché fra Matteo Renzi e Pippo Civati fu amore (politico) a prima vista.

Entrambi giovani, entrambi con esperienze amministrative importanti, entrambi desiderosi di rinnovare quel Pd che tanto puzzava di vecchio Pci, entrambi convinti che fosse giunto il momento di lanciare l’operazione rinnovamento e buttare a mare le vecchie facce, quelle dei Bersani, dei D’Alema, dei Veltroni, dei Fassino. Per un certo periodo di tempo hanno marciato uniti al punto che Civati sembrava il braccio destro, quasi il portavoce dell’allora sindaco di Firenze. Entrambi sembravano stare sul gozzo alla vecchia guardia, quei dirigenti che un giorno sì e l’altro pure si vedevano messi sul banco degli imputati dalla furia rotta matrice del duo Renzi-Civati. 

Oggi i loro destini si sono divisi per sempre. La convivenza fra i due si è fatta impossibile, anche perché pare che oltre al rapporto politico si sia guastato soprattutto il rapporto personale. Civati giura di no, che alla base della sua decisione di lasciare il Pd ci sono esclusivamente ragioni di ordine politico, che Renzi al di là di tutto resta un buon amico. Amico sì, ma meglio stargli alla larga. Renzi non è più il ribelle sindaco di Firenze che voleva rottamare tutto e tutti, ma è il Presidente del Consiglio che ha scalzato Enrico Letta da Palazzo Chigi dopo averlo invitato a star sereno e che con pugno duro e piglio decisionista sembra intenzionato  a realizzare i suoi propositi di riforma. Oggi Civati punta a costruire un nuovo soggetto a sinistra del Pd convinto che quell’area sia orfana e debba essere rappresentata. 

Sul suo cammino incontrerà quasi sicuramente Nichi Vendola e forse anche Maurizio Landini, e non è escluso che possa presto portarsi dietro una buona fetta di ex ds sempre più a disagio nel  Pd di Renzi. E’ convinto che a sinistra ci sia una prateria da occupare ed è altrettanto consapevole di come per colmare quel vuoto occorra un leader nuovo che sappia mitigare l’estremismo di Landini ma al tempo stesso sia più innovativo rispetto ad un Vendola ormai datato politicamente. Da alleato di ferro di Renzi, ad anti-Renzi della sinistra italiana, da rottamatore del vecchio Pci a costruttore di una nuova sinistra. Sembra ieri quando nei salotti televisivi Civati era invitato a parlare proprio come rappresentante della nuova generazione, la generazione di internet e dei social network, la generazione dei Twitter e dei termini inglesi che fanno tanto chic. Oggi se chiedete a Civati cosa pensa di Renzi vi risponde che ciò che fa è tutto sbagliato, che si comporta da dittatore, che i suoi continui ricorsi ai voti di fiducia altro non sono che gesti autoritari e anti-democratici, che è un emulo di Berlusconi, che il Pd sta troppo a destra e che è necessario ci sia più sinistra in Parlamento. 

Ma come mai i due amici sono arrivati ad essere così tanto nemici? A sentire i bene informati pare che ad un certo punto proprio Renzi abbia iniziato a soffrire il dualismo con Civati che sembrava oscurare la sua leadership di rinnovatore, e così passo dopo passo, il buon Pippo si è visto emarginato e allontanato dal “cerchio magico” di Matteo che si arricchiva delle nuove leve, giovani dirigenti che ad un certo punto hanno iniziato a restare folgorati sulla via di Firenze. Personaggi come Pina Picierno considerata la pupilla di De Mita o come Debora Serracchiani fedelissima di Dario Franceschini, o come Marianna Madia creatura prediletta da Veltroni. Folgorazioni che hanno fatto temere a Civati di restare a sua volta rottamato. E allora ecco che da migliore alleato di Renzi si è ritagliato il ruolo di principale oppositore interno, il più rigido ed accanito, quello del no alle fiducie imposte ad ogni costo e allergico ai nasi turati per non compromettere la tenuta del governo. Oggi in lui sembrano riposte le speranze di tanti elettori di sinistra, diciamo pure ex comunisti che non ne possono più di Renzi definito in certi ambienti un novello Craxi, figlio autentico e miglior interprete del berlusconismo. Perché a lui e soltanto a lui è riuscito di fare ciò che nemmeno all’ex Cavaliere è mai stato possibile, imporre le decisioni a colpi di fiducia, ignorando le piazze, le proteste sindacali e mandando in soffitta anche quella concertazione fatta di tavoli, discussioni estenuanti, trattative tirate fin nel cuore della notte. Per Matteo tutto questo è noia, tempo perso, rituali della vecchia politica da abolire. 

Ecco, Civati si candida a rappresentare e tutelare tutto ciò che per Renzi è da buttare al macero, e poco importa se alla fine quel vecchio Pci poi Pds, infine Ds, oggi Pd che tanto amavano rottamare vede proprio in Pippo il sol dell’avvenire. 

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]