Rimborso pensioni: dove si prendono i soldi? Ipotesi e conseguenze

07 maggio 2015, Luca Lippi
Le sentenze della Corte Costituzionale acquistano efficacia il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Detto questo ne consegue che è ovviamente inutile impaurire i cittadini sulla procedura per recuperare un diritto: sarà infatti sufficiente inoltrare la domanda di rimborso relativa alle somme non percepite facendo riferimento a quanto pubblicato in Gazzetta ufficiale e il gioco è fatto.

Rimborso pensioni: dove si prendono i soldi? Ipotesi e conseguenze
In buona sostanza, ogni ricorso è del tutto superfluo (non che sia vietato, qualcuno lo farà avvalendosi del proprio legale di fiducia per dare maggiore consistenza) per ottenere il rimborso delle somme non percepite, perché dopo la sentenza la restituzione è un obbligo da parte dello Stato. 

A seguito del pronunciamento della Consulta ogni dibattito aperto in seno al Governo su una semplice affermazione di opportunità e buon senso (ma non una bocciatura) del sottosegretario di Scelta Civica Zanetti (“impensabile rimborsare tutti”) è stato sedato direttamente dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale in serata ha dichiarato che l’esecutivo “rispetterà le leggi, minimizzando l’impatto per le casse del governo”.

Adesso è da vedere come possa essere perseguita la “minimizzazione dell’impatto”. Nei fatti un prospetto di “ricomposizione dell’occorso” è già stato preparato. Restituire a tutti i pensionati tutti gli importi costerebbe intorno ai 10 miliardi di euro, e a questo si aggiunge che il blocco per il futuro aumenta la spesa per ulteriori 5 miliardi di euro lordi l’anno.
Il governo sta studiando un meccanismo che, pur rispondendo ai rilievi della Corte costituzionale, possa limitare i costi dell’operazione. L’ipotesi più gettonata è quella di introdurre diversi scaglioni di rimborso, restituendo quasi tutto ai pensionati che hanno un assegno basso, per poi scendere progressivamente al salire dell’importo. Fino ad azzerare il rimborso per chi ha una pensione più alta. 

Tuttavia, premessa la non bocciatura dell’ipotesi, seguendo questa procedura ci si scontra con un problema ancora più grosso! Qualunque sia la cifra che il governo deciderà di impegnare, sarà comunque un importo che dovrà essere prelevato a deficit oppure aumentando la spesa o le tasse. Aumentare il deficit è da escludere perché Bruxelles non lo permetterebbe mai, e anche se facesse finta di non vedere, nel breve dovrebbe promuovere una procedura di infrazione (altri soldi).

A questo punto mi sembra piuttosto “lezioso” fare finta che il governo risolverà questa situazione senza “chiedere” ulteriori sacrifici ai cittadini, ma è solamente un’ipotesi.
Ipotesi che fa tremare perché finanziare il rimborso a deficit è da escludere. Cominciano a mancare diversi soldi, la coperta è corta, il tesoretto è una cifra scritta a matita, e 10 miliardi da fare uscire, più 1,6 miliardi che non esistono cominciano a formare un buco di circa 11,5 miliardi di euro. Bisognerà rimettersi a lavoro per riscrivere il Def?
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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