Civati, parla Ferrero (Prc): "Adesso a lavoro per la Syriza italiana. Pippo? È in prima linea"

07 maggio 2015, Andrea De Angelis
Lo avevo anticipato, per certi versi, proprio sulle pagine del nostro giornale. Lo ha ribadito all'indomani dell'uscita di Pippo Civati dal gruppo del Pd. Paolo Ferrero spiega nell'intervista a Intelligonews il percorso a cui è chiamata la sinistra italiana...

Civati, parla Ferrero (Prc): 'Adesso a lavoro per la Syriza italiana. Pippo? È in prima linea'
La scorsa settimana in una nostra intervista aveva lanciato un appello alla minoranza democratica per costruire una sinistra alternativa a Renzi. L'uscita di Civati va in questa direzione? 

«Sicuramente l'uscita di Civati evidenzia lo spostamento a destra del Pd ed apre la possibilità concreta di mettere in piedi una fase costituente della sinistra italiana. Non parlerei di partito della sinistra, è un'idea chiusa, invece c'è proprio bisogno di fare un processo costituente a cui possono partecipare coloro che sono nel Pd, in Sel, in Rifondazione. Una vera e propria Syriza italiana, sul modello di quanto realizzato in Grecia. Anche coloro cioè che non fanno parte di alcun partito, ma sono nei vari comitati. Le singole persone. Dunque una costituente, non un partito. La Syriza italiana di cui noi parliamo da tempo».

In quest'ottica va letto anche il progetto di Landini?

«Le due cose sono utili l'una all'altra, sinergiche, ma non sono identiche nel senso che il sindacalista Landini sta lavorando alla costruzione di una coalizione sociale che si occupi di tutto, ma che non vada alle elezioni. Una cosa utilissima di cui l'Italia ha molto bisogno, costruire un peso forte nella società in grado di contrapporsi alle politiche neo-liberiste del Governo».

Landini sta dunque formando l'elettorato del partito che nascerà dalla costituente?

«Ma no, così è sbagliato per un semplice motivo: i due fenomeni non sono uno servo dell'altro. Non si pongono cioè sullo stesso livello, è come se io facessi una costituente culturale della sinistra, peraltro molto utile, ma della quale non si potrebbe dire che serve a quell'altro o cose di questo tipo. Questo fermento è positivo, c'è proprio bisogno di un coordinamento sociale forte e allo stesso tempo di riempire un vuoto politico, di rappresentanza». 

Non vede dunque questo legame.

«Sono due processi che non hanno un prima e un dopo, un sopra e un sotto. È come avere due macchine in un parcheggio enorme perché qui c'è uno spazio politico enorme e tanto lavoro da fare. Ce ne fosse anche una terza sul piano culturale sarebbe altrettanto utile».

Veniamo alla leadership, tema poco caro alla sinistra. Si è detto che con Renzi si era risolto l'annoso problema, salvo poi etichettarlo come un leader tutt'altro che di quella parte politica. In prospettiva potrebbe assumere Civati questo ruolo?

«Penso proprio che sia sbagliato discuterne oggi perché per far funzionare le cose bisogna metterle con i piedi per terra, non con la testa in aria. A sinistra non è che manca la leadership, ma c'è da costruire un processo di aggregazione con delle idee, delle pratiche sociali, un disegno comune. Poi si ragionerà anche sulla leadership, ma partire da essa è una stupidaggine italiana frutto della subalternità al berlusconismo e sono vent'anni che la gente sta in trepida attesa dell'uomo della provvidenza. Ogni volta sembra di averne trovato uno e poi si scopre che non è così. La gente che è scesa in piazza per la scuola, centinaia di migliaia di persone, che leader ha? Qual è il volto? Eppure è l'unico movimento che ha costretto il Governo a trattare...
Tutto questo ovviamente lo dico con la massima stima per Pippo (Civati, ndr) che è assolutamente una delle figure che lavora su questo in prima fila. Qua non si tratta di mettere insieme con lo scotch i diversi pezzi della sinistra, ma di fare una proposta unitaria che diventi interessante per chi oggi non fa parte di un pezzetto. Dunque davvero una cosa nuova e non un mero assemblaggio. Il dialogo tra di noi è funzionale al fine di aprire un processo costituente».

Ha sentito Civati in queste ore?

«Sì, certo. Ci siamo visti ieri mattina alla Camera, in sede pubblica (ride, ndr), quindi era assolutamente visibile». 

La sua è una decisione maturata da tempo, non ce lo nascondiamo. 

«Penso che il travaglio che ha avuto Civati è quello di tanti altri compagni e per questo credo che non sarà l'unico ad uscire dal Pd. Lo capisco e lo rispetto, è un travaglio forte per chi deve prendere atto che l'impresa politica su cui si è investito ha cambiato disegno. Una cosa dolorosa anche sul piano personale, con un vero tratto di umanità. La sua è una decisione importante, che apre possibilità nuove». 



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