In Gran Bretagna oggi non regna Elisabetta, ma l'incertezza

07 maggio 2015, Luca Lippi

Per le prossime ore in Gran Bretagna regna l’incertezza e non Elisabetta. Parliamo delle elezioni e delle ripercussioni economiche che potrebbero esserci secondo l’esito in gestazione nelle urne.

In Gran Bretagna oggi non regna Elisabetta, ma l'incertezza
Intanto vediamo quali potrebbero essere gli esiti elettorali: niente di più semplice, Conservatori e Laburisti se la giocano sul filo dei lana, e su queste basi non è escluso che il vincitore riesca ad ottenere seggi sufficienti per formare il governo. Più semplice formulare due ipotesi, la prima è la probabile coalizione tra Laburisti, nazionalisti scozzesi e liberal-democratici. L’altra ipotesi accreditata è quella di indire nuove elezioni.

Premesso questo, vediamo le conseguenze economiche e finanziarie secondo la situazione politica che potrebbe prendere forma.

Nel medio e lungo periodo cambia pochissimo, l'impatto sui mercati finanziari sarà limitato con l'unica eccezione data dalla formazione di una coalizione di governo tra Conservatori e Ukip (il partito indipendentista britannico di Nigel Farage). È invece nel brevissimo periodo che l'incertezza post elettorale potrebbe tradursi con una fase di volatilità sui mercati.

Un’eventuale coalizione fra Cameron e Farange potrebbe far prendere corpo alla poco nota ma probabile Brexit, e conseguentemente il referendum per stabilire la permanenza o meno nell’UE della Gran Bretagna innescando una fase di volatilità sui mercati e conseguente destabilizzazione della fiducia degli investitori internazionali.

Certo questa possibilità è assai remota grazie al sistema maggioritario britannico che all’Ukip lascerebbe da un minimo di 1 a un massimo di 4 seggi su 650 disponibili.

Al contrario, cioè l’incedere di Snp (sinistra mal vista da finanza e industria) vorace di seggi uninominali in Scozia pronto a farsi assegnare circa 50 seggi nel prossimo parlamento, causerebbe il rallentamento della politica fiscale minando il rapporto stabile debito PIL all’80%. Inevitabile, al verificarsi di questa ipotesi, l’insorgere dei nazionalisti scozzesi pronti a reclamare un nuovo referendum.

In ogni caso, confermiamo volatilità esclusivamente sul breve, una volatilità che comporterebbe l’uscita degli investitori più scettici dagli asset britannici (comunque una uscita temporanea) causando una pressione ribassista sulla sterlina e quindi l’intervento inevitabile della Bank of England che si troverebbe costretta a rialzare i tassi (oggi a 0,5%) abbandonando la strategia di attesa della mossa della FED attesa per il 2016.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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