Pensioni e precariato: le interviste della settimana tra l'Ape di Renzi e il modello americano

07 maggio 2016 ore 8:00, Lucia Bigozzi
“P” come pensioni, “P” come precariato. Due “P”, altrettante parole che si intrecciano nella settimana tra l’Ape di Renzi e il precariato che fa tanto modello americano con una correzione in salsa teutonica. La sei-giorni politica si conclude con due “P” che rimandano a significati ben precisi, segnati con la matita rossa sull’agenda di Palazzo Chigi alla voce “prossimi provvedimenti”, Intelligonews ha dato voce a tutti i protagonisti della vicenda, politici e tecnici, che da giorni si confrontano analizzando i temi e “leggendo” in controluce quelli che potrebbero essere gli scenari futuri made in Italy. Con l’Europa che ci guarda. 

Pensioni e precariato: le interviste della settimana tra l'Ape di Renzi e il modello americano
La mano sulle pensioni, il premier Renzi la mette alla guida della sua “Ape”, acronimo che sottende una mini-riforma per tutti coloro che sono nati tra il ’51 e il ’53, prossimi dunque alla pensione ma penalizzati dall’effetto legge-Fornero
. Intelligonews ha analizzato tutte le novità ma senza dimenticare un focus sulle criticità. E sono i punti che ancora non tornano – dal momento che siamo all’annuncio del premier e dunque mancano le misure scritte nero su bianco che probabilmente conosceremo nel dettaglio la prossima settimana – che tornano nei commenti dell’economista Giulio Sapelli per il quale “sarebbe meglio abolire la legge Fornero, ha distrutto delle vite”. Concetto che torna nelle valutazioni dell’economista Claudio Borghi (Lega) convinto che quell’acronimo Ape sia sinonimo di “nuova fregatura”. 

Dalla “P” di pensioni a quella di “precariato”. Parola che viene evocata dalla ministra Giannini in tandem con la collega tedesca Wanka e il contesto è quello di un accordo Italia-Germania sulla formazione professionale. Il tema connesso, per la ministra del governo Merkel è quello dei migranti ai quali assegna una “funzione economica, perché vanno a inserirsi in uno spazio economico vuoto”. La ministra renziana, dal canto suo, guarda al modello tedesco sul piano dell’efficienza e della competitività ma – secondo quanto riportano alcuni quotidiani nazionali - strizza l’occhio pure al sistema americano “in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico”. Parole con la “P” che non sono passate inosservate. Per l’economista Ettore Gotti Tedeschi le parole della ministra tedesca Wanka sono “insostenibili”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’analisi del filosofo Diego Fusaro che alla Giannini domanda dove sta scritto che il modello giusto sia quello americano. Da sinistra, il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo osserva che le due ministre, in realtà, hanno “svelato il piano che denuncio da sempre”. Infine, non fa sconti Giulietto Chiesa, giornalista esperto di scenari geopolitici quando alla Giannini ricorda che applicare il modello americano “significa dichiarare guerra a sei miliardi di persone”. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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