Parlamentari assenteisti. Perdono il pelo ma non il VI-tali-ZIO

07 marzo 2013 ore 11:48, Francesca Siciliano
Parlamentari assenteisti. Perdono il pelo ma non il VI-tali-ZIO
Tra pochi giorni, il 15 marzo, il Parlamento riaprirà i battenti. Peones, comprimari e protagonisti si ritroveranno tutti insieme appassionatamente. Amici e nemici. E tra questi, soprattutto, anche gli assenteisti, premiati nonostante tutto dal voto e dal Porcellum (si legga segreterie complici). Per evitare che ci rifacciano, ecco la lista di chi ha marinato spesso la Camera e il Senato, secondo Openpolis...
Il podio va indubbiamente al Pdl: tra i deputati più presenti in commissione e in Assemblea in prima posizione c'è un pidiellino doc.: Remigio Ceroni, che ha totalizzato il 99,88% di presenze in Parlamento e per questo premiato dal partito che ha voluto aggiungere anche un po' di prestigio alla sua carica: ora è senatore nel collegio Marche. Seconda posizione per Giorgio Lainati (vicepresidente della Commissione vigilanza Rai e considerato il referente di Berlusconi per le questioni della comunicazione radiotelevisiva) che vantando 99,88 punti percentuali di presenza si è assicurato un seggio blindato in seconda posizione collegio Liguria alla Camera. Rieletto anche lui. Il bronzo va a Simone Baldelli l'ex vignettista de l'Opinione, targa Pdl, che con il 99,2% di partecipazione assembleare è stato premiato dal partito: capolista Marche con rielezione assicurata. Nelle file del Pd svetta Tino Iannuzzi, che nonostante vantasse un 99,26% di partecipazione alla res publica, il partito l'ha schiaffato in decima posizione nelle liste del collegio Campania 2; rieletto solo per il rotto della cuffia. Non è servito a niente, invece, il 99,9% di partecipazione alle sedute per Cristiano de Eccher, senatore Pdl, che lascia Palazzo Madama dopo appena una legislatura: il partito l'ha lasciato a casa preferendo (sic!) la pasionaria Michaela Biancofiore. Nelle file del Senato premio anche per Achille Totaro che è passato sulla sponda dei Fratelli d'Italia. E con il suo elevatissimo grado di partecipazione politica (99,8%) ha ottenuto una candidatura in seconda posizione nel collegio Camera toscano del neonato partito larussiano. Dovrebbe entrare in Parlamento previa rinuncia del seggio della Meloni, capolista anche in Toscana. Tra i premiati dai rispettivi partiti anche i senatori Mario Pittoni della Lega Nord e Carlo Pegorer del Pd, entrambi ricandidati in buone posizioni in Friuli Venezia Giulia ed entrambi rieletti. Fin qui nulla da eccepire. A parte il povero de Eccher “trombato” per favorire la bionda bolzanese, i migliori ce l'hanno fatta: hanno lavorato e sono stati promossi. Ma tra gli ultimi della classe, quelli che, per intenderci, hanno bigiato le (e)lezioni spuntano nomi illustri, i big. Con una percentuale d'assenza dell'81,2% Nicolò Ghedini da Padova (sicuramente impegnato ad arginare i processi che, al Cav., spuntano come funghi) è stato premiato dal Pdl con una seconda posizione in Senato Veneto, subito dopo il capolista (ad libitum) Berlusconi. Rieletto? Neanche a dirlo. Idem per il buon Denis Verdini che pur avendo collezionato assenze pari al 75% delle sedute, ha ricevuto una candidatura con conseguenze rielezione in Senato Toscana, subito dopo Berlusconi e Matteoli. Sul fronte sinistro, la terz'ultima posizione in fatto di assenteismo va a Pier Luigi Bersani, che si è presentato in Aula solo al 72% delle attività e, come ogni segretario di partito che si rispetti, è stato candidato capolista alla Camera in Lombardia e Sicilia. Segue Emma Bonino che pur essendo vicepresidente di Palazzo Madama ha sommato assenze fino a raggiungere il 60%. Candidata nella lista Amnistia e Libertà, tuttavia non è stata rieletta per le soglie. Degni di nota ci sono anche tutti quei parlamentari che si posizionano nel limbo. Non particolarmente assenti ai lavori di Montecitorio, ma probabilmente più impegnati a giocare con l'iPad o a leggere i giornali anziché essere “produttivi”. Secondo Openpolis, infatti, i migliori sono stati Donato Bruno del Pdl (ricordate? quello che si impegnò moltissimo nell'evitare il taglio agli stipendi d'oro dei manager), Franco Narducci del Pd e Antonio Borghesi dell'Idv (ricandidato con Ingroia, quindi fuori un giro). I più fannulloni – pura coincidenza? - in pole position sono Ghedini e Verdini. Segue Antonio Angelucci, ricandidato in Lombardia e rieletto nelle file del Pdl. Ci sono poi Vladimiro Crisafulli che il Pd ha tagliato fuori dalle liste solo perché plurindagato (ricordate la pantomima delle liste pulite?) e Sergio Zavoli (il più anziano parlamentare in carica) che è stato comunque inserito di nuovo nelle liste Pd del Senato. Giusto per tenere alta l'età media del Parlamento che, grazie ai grillini, nella prossima legislatura sarà il più giovane d'Europa.  
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