Richiamo Ue all’Italia: conti pubblici in disordine, sarà manovra correttiva?

07 marzo 2016 ore 10:24, Luca Lippi
Dobbiamo essere precisi, il richiamo della Ue sui conti pubblici italiani non è un caso isolato, il warning dell’Europa è anche per altri Paesi stati membri dell’Unione, quindi la preoccupazione non è così elevata, semmai la preoccupazione è che tutta Europa sta avendo diversi problemi, prima di tutto quello politico, e subito a seguire quello economico, soprattutto preoccupa il collasso finanziario sorretto/mascherato dalla Bce che sta seriamente mettendo a rischio la moneta unica, ma politicamente non sarà mai dichiarato perché i politici, tutti, in tutto il mondo, non ammetteranno un errore, aspettano una bufera spazzatrice. Ecco, questa è la reale preoccupazione, un ciclone finanziario di cui non si conosce niente o quasi, ma di cui sono le conseguenze, la crisi dell’Euro.

Richiamo Ue all’Italia: conti pubblici in disordine, sarà manovra correttiva?
Torniamo e fermiamoci solamente al warning lanciato dalla Ue all’Italia ma senza minacciare sanzioni per il momento. La Commissione sta già scrivendo una lettera a Roma dove saranno resi noti le deviazioni evidenti agli obiettivi di bilancio, una lettera che ha un duplice significato, il primo che è quello puramente economico e il secondo che è quello politico attraverso il quale si sottolinea il fiato sul collo del governo Renzi (un po’ indisciplinato nelle ultime settimane) dove si mette nero su bianco il dubbio sulla tenuta del debito pubblico.
Il ministro Padoan cerca in qualche modo di addolcire la pillola prima ancora che scoppi il caso, e ci tiene a fare sapere: “Con Bruxelles è in corso una discussione normale per verificare i dati del 2016 di finanza pubblica e con il Def di aprile troveremo una soluzione definitiva”. 
Padoan cerca di anestetizzare i mercati dicendo che la strada seguita dall’Italia è quella giusta e come il solito sciorina i dati del Pil in crescita, noi sottolineiamo che la crescita c’è ma è ingabbiata in un inutile “zero virgola” che non è sufficiente a raggiungere nessun obiettivo né nel breve e né nel medio termine.
La lettera destinata ad arrivare dalla Ue a Roma sollecita i Paesi con i conti a rischio e con il debito più alto. La richiesta di correzione proveniente da Bruxelles sarà quindi un altro elemento nel dialogo tra Roma e la commissione sulla flessibilità, ma può essere interpretata come l'ennesimo segnale che ci sarà bisogno di una manovra correttiva. Insieme all'Italia, la lettera Ue arriverà anche alla Spagna, al Belgio, alla Finlandia e all'Austria. 
 
Nel caso dell'Italia, la raccomandazione europea è rispettare le regole del Patto di stabilità soprattutto per quanto riguarda il debito, rientrare dallo "scostamento significativo" dall'obiettivo di medio termine cioè il pareggio strutturale di bilancio. Lo scostamento dell'Italia dagli obiettivi si è aggravato negli ultimi tempi, già da novembre Bruxelles scriveva che il saldo strutturale era peggiorato dello 0,5%.
Anche se Bruxelles ha nei fatti concesso un via libera alla Legge di Stabilità, tuttavia il via libera era comunque subordinato a un esame ulteriore previsto entro maggio soprattutto per quanto riguarda la flessibilità. Bruxelles confermerà nella lettera che per potere avere una ulteriore flessibilità dovrà improrogabilmente rispettare i conti bilancio secondo la tabella di marcia. 
A questo punto è una questione puramente matematica, la politica può molto poco se non addirittura niente, la congiuntura positiva (tassi, Qe e materie prime ai minimi) è destinata ad arrestarsi e allora la coperta diventa particolarmente corta, si rischia una contrazione piuttosto importante (alle condizioni attuali) della previsione di crescita del Pil se non si cambia la rotta della politica economica, in questo modo saltano tutti i conti pubblici e allora saranno guai seri. La lettera dell’Ue all’Italia sta solamente mettendoci in guardia su questo. 

autore / Luca Lippi
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