Mossa Lgbt "a metà": Cirinnà e diritti dimezzati (anche la piazza)

07 marzo 2016 ore 10:27, Americo Mascarucci
Ai movimenti Lgbt non è proprio andato giù il finale della vicenda del Disegno di Legge Cirinnà sulle unioni civili con quel maxi emendamento del Governo che ha stralciato dal pacchetto la stepchild adoption e che è stato votato dalla maggioranza con il voto di fiducia.
Ecco quindi che i fautori dei diritti gay si sono ancora una volta ritrovati a Roma con l’obiettivo di ribadire che la partita per loro non è conclusa e che la battaglia continua. Il "meglio poco che niente" di Matteo Renzi alla fine accettato anche da Cirinnà e soci, non fa per loro, il popolo Lgbt è deciso a rivendicare diritti pieni e non soluzioni a metà o al ribasso come da loro dichiarato.
Diritti pieni che fanno rima con nozze gay e adozioni. 
Circa 40 mila persone (poche in verità) si sono riunite a Piazza del Popolo sotto lo slogan "Chi ama i diritti li vuole per tutti" e con una mission che al momento appare però impossibile: "Ora diritti alla meta". 
E’ ciò che vogliono le oltre 30 associazioni (tra le quali Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Amnesty International) che sono scese in piazza anche con bambini al seguito.                                                                                              
Mossa Lgbt 'a metà': Cirinnà e diritti dimezzati (anche la piazza)
"Dobbiamo continuare a lottare con forza, finché l’onda della nostra indignazione non travolgerà questa politica – attacca dal palco la presidente di Famiglie Arcobaleno, Marilena Grassadonia - È impensabile che nel 2016, in Italia, si faccia una legge che non tutela i bambini - dice - chiediamo solo doveri verso i figli partoriti con la pancia o col cuore. Nessuno ci potrà impedire di portare avanti la nostra battaglia».
Non sono mancate critiche contro i politici cattolici che con la loro ferma opposizione hanno di fatto impedito che il percorso della Cirinnà giungesse a compimento. Le critiche maggiori all'indirizzo del Nuovo centrodestra di Alfano accusato di essere il responsabile principale dello stralcio della stepchild adoption. 

Il messaggio che viene recapitato al Governo è che la legge passata al Senato "è al ribasso", ma deve comunque andare avanti. "Da domani tante famiglie arcobaleno potranno unirsi civilmente, ma per noi non sarà una festa. È solo un punto di partenza - dice Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - e non di arrivo. Dobbiamo percorrere con determinazione la strada verso la piena uguaglianza dei diritti».
Per Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, "la comunità Lgbt è compatta sul fatto che la legge è solo un primo passo, ma non sufficiente". 
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci avverte: "Il risultato raggiunto con la legge approvata al Senato non è ancora al sicuro. Bisogna evitare che dalla Camera vengano fuori altri scherzi come quelli che abbiamo visto al Senato".
Insomma, nella piazza si respira un’aria di rivincita. Tutti riconoscono che con il clima che si era creato in Parlamento e nel Paese al momento forse non si potesse ottenere di più, ma per il mondo gay non si è lottato abbastanza e il Governo si è arreso troppo presto. E se per Renzi e company la legge sulle unioni civili è un grande risultato per i movimenti Lgbt è solo una goccia nell'Oceano, un timido passo avanti che però dà risposte limitate e parziali ai diritti delle coppie omosessuali. E il "meglio poco che niente" non può essere la conclusione di una battaglia. La guerra insomma per il popolo gay non è ancora persa. 

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