BRI: Finanza globale Vs banche centrali. Pronti alla tempesta perfetta?

07 marzo 2016 ore 16:59, Luca Lippi
I segnali erano il prodromo al pronunciamento della Bri, il debito globale in continuo aumento, la finanza che sta avvitandosi su se stessa, le parole di Mario Draghi che rimprovera i governi di non aiutarlo con riforme serie e incisive, e poi le lettere di richiamo dell’Ue e infine l’esposizione della banca delle banche che in qualche modo cerca anche di intervenire prima che si manifesti per l’Europa la sventura delle sventure (solo per i burocrati dell’Ue) che sarebbe il Brexit. Certo che se fa così paura l’uscita di un paese che non ha neanche adottato la moneta unica probabilmente c’è qualcosa che non torna!
Che cos’è la Bri? La Bri è la Banca dei regolamenti internazionali e ha sede a Basilea, è la più antica istituzione finanziaria internazionale. Il principale scopo dell'organizzazione è promuovere la cooperazione tra la banche centrali. Al contempo, la BRI fornisce specifici servizi finanziari in qualità di "banca delle banche centrali" ed opera come agente o mandataria (trustee) nei pagamenti internazionali che le vengono affidati. Infine, la BRI rappresenta oggi un rinomato centro internazionale di ricerca in ambito finanziario, monetario ed economico.

BRI: Finanza globale Vs banche centrali. Pronti alla tempesta perfetta?
Che cosa dice la Bri? Dice che gli elementi elencati in apertura di questo articolo sono la sorgente di una tempesta finanziaria che già da tempo sta prendendo forma, scrive: “quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati, ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da molto tempo”. Non a caso le “attenzioni” della Bri arrivano alla vigilia della riunione della Bce del 10 marzo quando Mario Draghi prenderà la decisione di aumentare la portata del Qe con grande gioia dei mercati che sono particolarmente voraci di liquidità, e senza un intervento serio dei governi la speculazione farà scomparire queste risorse alimentando la deflazione che è il vero male del Vecchio Continente.
Dunque il problema è che è messo in serio dubbio l’intervento delle banche centrali. Il capo del dipartimento monetario Bri, Claudio Borio dice: “Le recenti turbolenze hanno mostrato chiaramente che le banche centrali, dopo la crisi, sono state gravate per un tempo troppo lungo di un fardello proprio nel momento in cui si sono ridotti gli spazi per politiche di bilancio e c'è stata carenza di misure strutturali. Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle giurisdizioni più importanti è stata deludente e l'inflazione è rimasta persistentemente bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali, probabilmente per la prima volta, vacilla. Anche i policymaker farebbero bene a prenderne atto”.
la Bri conferma come sia stata la Cina a scatenare la crisi sui mercati, con le preoccupazioni legate ai mercati emergenti che si sono spostate anche alle economie avanzate. Un secondo episodio, di minore durata si è focalizzato sullo stato di salute delle banche globali. Claudio Borio prosegue: “L'elemento che più ha turbato gli investitori è lo scenario di un futuro di tassi di interesse ancora più bassi, ben oltre l'orizzonte, che potrebbero minare i margini, la redditività e la resistenza delle banche. L'apprensione è cresciuta e si è propagata in seguito alla decisione della Bank of Japan di adottare tassi ufficiali negativi. Nel punto di apice, sono stati negoziati a rendimenti negativi oltre 6.500 miliardi di dollari di titoli di Stato, estendendo ancora una volta i confini dell'impensabile”.
La maggiore criticità viene dalla crescita ininterrotta del debito globale, a tale proposito Borio dice: “Nelle economie avanzate al centro della crisi, si è avuta una certa riduzione della leva finanziaria nel settore privato ma il debito del settore pubblico è cresciuto costantemente. Il brusco aumento del debito del settore privato in altri paesi, soprattutto in una serie di economie emergenti tra cui quelle più grandi ha tuttavia rappresentato lo sviluppo più allarmante”.
In conclusione: anche se incombe il serio pericolo di disgregazione dell’Ue a questo punto non è più la dissoluzione dell’esperimento “Europa” a preoccupare, piuttosto la corsa dei Paesi a rastrellare denaro e deindustrializzare le zone più pericolose per il “day after” prima di abbandonare la nave. In concreto la Bri sta solamente dicendo che il mercato ha scoperto il grande bluff delle banche centrali, puntare a tassi negativi per evitare di emettere altro debito, in sostanza la sclerotizzazione totale dell’economia e il drenaggio di liquidità a danno delle fasce medie e deboli.

autore / Luca Lippi
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