"Camus deve morire!" Oggi il centenario della nascita

07 novembre 2013 ore 13:01, intelligo
'Camus deve morire!' Oggi il centenario della nascita
di Mario Bernardi Guardi “Non sono dei vostri” è la dichiarazione di guerra senza armi di Mersault, il protagonista dello “Straniero”, il celebre romanzo di Albert Camus. No, l’impiegatuccio Mersault, francese d’Algeri, non appartiene al consorzio umano. E dunque finisce sulla forca non perché ha ucciso un arabo (è stato un incidente), ma perché alla morte della madre non ha pianto e dopo il funerale è stato al mare, ha fatto l’amore con la sua ragazza, è andato al cinema, si è concesso perfino il piacere di una gita. Un alieno, un mostro. Uno che non crede in nulla. Appunto, uno straniero che sfida la morale dei benpensanti, difende la sua dignità di proscritto, rifiuta il conforto della fede e tranquillamente sale sul patibolo. Ripensare Camus a cento anni dalla nascita (7 novembre 1913) significa, per dirla con Goffredo Fofi, riscoprire “un uomo che non bara”. Ed è proprio questa terribile coerenza, questa intransigenza che non viene a patti con nulla e con nessuno, questa voglia di verità che sfida l’urto con la storia e con l’ideologia, a venir fuori dal profilo biografico scrittore franco-rumeno Virgil Tanase (“Albert Camus, Una vita per la verità”, Castelvecchi). Lo scrittore franco-algerino, al pari del suo anti-eroe Mersault, è un individualista e un impolitico. Ma rifiuta il nichilismo e il gelido disincanto esistenzialista, aprendosi all’umanità. Mettendola in guardia. Perché, finita la seconda guerra mondiale, non sono finiti gli orrori. Tra questi c’è il socialismo reale. La cortina di fumo della mistificazione marxista eretta dagli intellettuali- loro sì che “barano”!- tra cui il suo ex-amico Sartre, non può occultare la verità. E cioè che un’ideologia messianica come il comunismo ha partorito burocrazie oppressive, meccanismi totalitari, sanguinosi universi concentrazionari dove l’uomo libero è spogliato dalla sua dignità e poi annientato. La sfida non è accettare il patibolo con gelida indifferenza, alla Mersault, ma ribellarsi contro tutti i patiboli. Camus nei suoi scritti politici (riproposti, cinque anni fa, da una casa editrice libertaria come Elèuthera, col titolo “Mi rivolto, dunque siamo”) non è certo tenero con le democrazie occidentali, né con il cristianesimo che, nella versione liberal-liberista, ha creato un mondo tutt’altro che “giusto”, ma denuncia la menzogna comunista come il nemico principale. Anche perché lui i suoi polli li conosce: francese d’Algeri, di famiglia povera, anticolonialista, ha aderito nel 1935 alla locale sezione del PCF, occupandosi delle rivendicazioni della comunità araba. Ma già due anni dopo tronca col partito. La sua bandiera è -e resterà- quella di un libertario alla Orwell: antifascista ma anche- soprattutto- anticomunista. Mal gliene incoglierà. Gli intellettuali di sinistra faranno terra bruciata intorno a lui. Non un “compagno che sbaglia”, ma un nemico. Più che mai dopo la pubblicazione (nel 1951) di un libro di culto dell’etica libertaria come “L’uomo in rivolta”, stroncato da Sartre, già “pontefice” dell’esistenzialismo rosso, come un’opera controrivoluzionaria, tanto più pericolosa, quanto più stilisticamente seducente.
'Camus deve morire!' Oggi il centenario della nascita
Albert non arretra di un passo: per lui, l’”intellighentsia” ha paura, fa finta di non vedere o vede attraverso la lente deformata dall’ideologia. Ovvero la malafede. Quella che, ad esempio, nel 1953, “legittima” le repressioni anti-operaie di Berlino Est e di Poznan, e nel 1956 l’intervento delle truppe sovietiche in Ungheria. Camus grida con veemenza la sua ribellione. Solitaria. Ma chiassosa. Ad esempio nel sostegno appassionato alla candidatura al Nobel di Boris Pasternak, autore del “Dottor Zivago”, un’opera “borghese” e “controrivoluzionaria”, a detta degli inquisitori sovietici. “Camus deve morire!”, gridano. Camus morirà in un inspiegabile incidente automobilistico il 4 gennaio 1960. E’ stato il KGB ad ammazzarlo? L’ipotesi è tutt’altro che peregrina e vale la pena di ragionarci su adesso che, con documenti e testimonianze, Giovanni Catelli riapre il mistero della morte di un grande scrittore e di un uomo libero (“ Camus deve morire”, Nutrimenti).          
autore / intelligo
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