Il ritorno dei reali. L'annuncio di Emanuele Filiberto

07 novembre 2014 ore 9:37, Americo Mascarucci
Il ritorno dei reali. L'annuncio di Emanuele Filiberto
Emanuele Filiberto di Savoia ha dichiarato di essere pronto con la sua famiglia a sostenere le spese per il rientro delle salme degli ultimi re d’Italia, ma ha altresì ribadito che il luogo della sepoltura non potrà essere Superga come suggerito a suo tempo dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ma il Pantheon dove già sono custodite le spoglie di Vittorio Emanuele II e di Umberto I.
Una scelta legittima, per dare continuità alla casa sovrana che ha regnato sull’Italia dall’unità fino al giugno del 1946, quando il referendum costituzionale sancì il passaggio alla repubblica. Non ha senso infatti separare gli ultimi due sovrani, ossia Vittorio Emanuele III e il figlio Umberto II con le rispettive consorti, Elena di Montenegro e Maria Josè, dai re e dalle regine precedenti. Dopo aver posto fine, seppur con un immotivato e infondato ritardo, all’esilio dei discendenti di casa Savoia (e chi scrive non ha in simpatia né Emanuele Filiberto, né tantomeno il padre) ora è giunto il momento per la Repubblica italiana di chiudere definitivamente i conti con il passato facendo rientrare in Italia anche le salme degli ultimi re ingiustamente sepolti all’estero. Perché, il giudizio della storia, non può in alcun modo giustificare un esilio protrattosi anche oltre la morte. Vittorio Emanuele III sicuramente ha le sue responsabilità storiche e morali nell’ascesa del fascismo, nella promulgazione delle leggi razziali, nell’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista e per la poco onorevole gestione dell’otto settembre del 1943. Colpe che la storia non potrà mai cancellare anche se, non può non essere tenuta in debita considerazione, anche l’opinione degli storici che sostengono come, proprio la fuga a Brindisi seguita all’armistizio, abbia comunque assicurato all’Italia il mantenimento della sovranità, evitando che diventasse una colonia tedesca; cosa che sarebbe avvenuta se il re fosse rimasto a Roma prigioniero dei nazisti. Chi invece merita il massimo rispetto è Umberto II che, con straordinaria dignità, accettò il responso di un referendum che sin dall’inizio presentò seri dubbi di autenticità e preferì lasciare l’Italia piuttosto che alimentare le divisioni fra il popolo, ancora alle prese con le tragiche conseguenze della guerra civile. Avrebbe potuto opporsi ai risultati delle urne avendo dalla sua il sostegno delle forze armate e imporre la propria volontà, ma non lo fece, sapendo bene che questo avrebbe provocato la rivolta di quella larga parte di italiani che si sentiva repubblicana e che sarebbe stata pronta a scendere in piazza anche con le armi pur di difendere la vittoria referendaria. Se ne andò, invitando l’altra metà d’Italia, quella monarchica, ad accettare il responso delle urne, seppur falsato e inquinato dal sospetto più che fondato dei brogli; partì per l’esilio, con la rassicurazione data da Alcide De Gasperi che quell’esilio non sarebbe durato a lungo, il tempo strettamente necessario a placare gli animi dei monarchici inquieti fra cui tanti elettori della stessa Democrazia Cristiana. Mai promessa fu più vana. Umberto II morì in Portogallo e non rivide più il suo Paese, nonostante più volte, in tanti, gli avessero assicurato il rientro in tempi rapidi. I Savoia sono un patrimonio della storia d’Italia, grazie a loro è stato possibile realizzare il processo unitario e come tutti i sovrani hanno avuto i loro grandi meriti e anche gli inevitabili demeriti. Oggi però riportare in Italia le salme degli ultimi re e tumularli al Pantheon significherebbe conseguire quella definitiva pacificazione del Paese a lungo ricercata e non ancora completamente raggiunta. Una pacificazione che non significa alterare la storia e invertire i ruoli dei vincitori e degli sconfitti, ma prendere atto che la storia è stata scritta nonostante omissioni, manipolazioni e lacune, e che è giunto il momento di chiudere la stagione delle contrapposizioni, senza lasciarsi fantasmi alle spalle. Non si tratterebbe di un’offesa alla repubblica ma la dimostrazione di come la repubblica italiana sia talmente solida da non avere più bisogno di esiliare nessuno, né i vivi, né tantomeno i defunti.
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