La password della settimana: Capitale morale

07 novembre 2015 ore 7:00, Paolo Pivetti
La password della settimana: Capitale morale
Mentre i corvi volteggiano attorno al Cupolone e a Roma si apre il processo detto di “Mafia Capitale”, ancora echeggiano le parole pronunciate una settimana fa da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione all’atto di ricevere solennemente il “Sigillo” della città di Milano: “Milano si riappropria del ruolo di  capitale morale d’Italia in un momento in cui la capitale reale non sta dimostrando di avere gli anticorpi morali di cui ha bisogno e che tutti ci auguriamo recuperi”. 

Per tutta risposta, la capitale morale cede generosamente il suo eccelso prefetto Tronca, che si è fatto onore nella gestione di Expo, proprio a Roma, mancante di sindaco e di giunta e di consiglio comunale tutti dimissionari, visto che le serve con urgenza un commissario prefettizio per far fronte all’imminente Giubileo.

Sempre a Milano il Presidente della Repubblica, nel chiudere l’Esposizione Universale ha celebrato la sfida vinta e un “nuovo inizio” per tutta la Nazione. Trionfo e grancassa mediatica.

Ma, a luci spente, resta una domanda: cos’è una capitale morale? Qualcuno malignamente paragona il titolo di capitale morale a un premio di consolazione per una città che non ha mai saputo diventare capitale vera; un po’ come si attribuisce la vittoria morale alla squadra che ha perso la partita. Sì, nella storia moderna Milano è già stata capitale politica, ma di un Regno d’Italia inventato a proprio uso e consumo da Napoleone nel 1805, e tenuto sotto il controllo dell’esercito francese. No, no, dobbiamo risalire a molto prima per trovare una Milano capitale; dobbiamo risalire a quando Milano fu fatta sì capitale, ma da Roma, per governare la parte occidentale del suo Impero. Eccola, nei versi entusuastici di Decimo Magno Ausonio, poeta romano del IV secolo, nato fuori porta, cioè a Bordeaux, che allora si chiamava Burdigala:

 “A Milano tutto è meraviglioso. / D’ogni cosa v’è abbondanza a Milano.
È fitta di ricchi palazzi, / di grandi ingegni, / di gente con l’aria felice.
La doppia cerchia di mura / mostra l’espandersi della città.
E v’è il palazzo imperiale, / e la splendida zecca, e i templi, /e le famose Erculee Terme / e le statue di marmo lungo i portici, / e le mura circondate / dall’acqua dei fossati. / E v’è il circo per la corsa dei carri / e il grande teatro coperto / passione dei Milanesi. / Queste cose gareggiano in bellezza  / a Milano. Tanto che il pensiero / della vicina Roma non fa ombra”.

E allora consoliamoci: l’Expo è andata bene, anche se l’Albero della Vita sembrava più adatto a una sagra di paese che a rivaleggiare con la Tour Eiffel.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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