Fusione Wind e Tre: vantaggiosa anche per i clienti

07 novembre 2016 ore 13:28, Luca Lippi
Contro ogni aspettativa, non per superficialità nell’analizzare le evoluzioni di mercato, ma perché l’Ue aveva dato per certo che non avrebbe consentito fusioni e consolidamenti nell’area delle telecomunicazione almeno fino a tutto il 2016, ecco invece che Tre Italia e Wind Telecomunicazioni hanno annunciato oggi una delle operazioni di fusione e acquisizione più grande in Italia dal 2007 ad oggi.
Il nuovo aggregato sarà guidato dal Chief Executive Officer di WIND, Maximo Ibarra, mentre il CEO di 3 Italia prenderà l’incarico di Special Advisor di CK Hutchison. L’operazione è nata nel lontano, tecnologicamente parlando, 6 agosto 2015 quando gli azionisti delle relative aziende CK Hutchison (3 Italia) e VimpelCom (Wind) annunciarono di aver trovato un accordo per per una joint venture paritetica capace di assumere dimensioni grandi a tal punto da poter competere ancora sul mercato con prezzi competitivi.
Di pochi giorni fa il comunicato di VimpelCom, la società che controlla la compagnia telefonica Wind, di aver chiuso il terzo trimestre del 2016 con ricavi in calo del 3% a 2,37 miliardi di dollari, a causa di una riduzione delle vendite in Algeria e Russia, ma organicamente le vendite dei servizi sono cresciute dello 0,6% e i ricavi dai dati mobili (escludendo l'effetto negativo del cambio valutario e operazioni straordinarie) sono balzati del 28%. 
Inoltre, l'utile attribuibile alla capogruppo è di 445 milioni di dollari a fronte di un rosso da un miliardo di dollari circa registrato nel terzo trimestre del 2015. I risultati più positivi sono stati registrati da VimpelCom in Pakistan e Ucraina, dove il business cresce a ritmi sostenuti.
VimpelCom, che ha ottenuto il via libera del ministero dello Sviluppo economico alla joint venture di Wind con Tre Italia di CK Hutchison, ha sottolineato che i risultati riflettono proprio la riclassificazione di Wind Italy come "asset held for sale", il che ha portato 421 milioni di dollari ai suoi profitti.
Il totale dei clienti mobile è salito a 205,5 milioni (+10,1 milioni) alla fine del terzo trimestre, principalmente per effetto del consolidamento dei clienti Warid in Pakistan. Avendo ridotto la spesa di capitale del 15% a 382 milioni, VimpelCom ha riportato un flusso di cassa operativo di 580 milioni, in crescita del 2%. 
Il debito netto è invece salito del 25% anno su anno a 6,8 miliardi per il consolidamento col debito di Warid in Pakistan.
VimpelCom ha ribadito di aver ottenuto tutti i necessari via libera dell'Italia e dell'Ue alla fusione di Wind e Tre in italia.
Partito dunque il 1 settembre l’iter burocratico di approvazione, prima Europeo, poi del Ministero per lo Sviluppo Economico (25 ottobre 2016) ed infine, questa mattina, l’annuncio di operazione conclusa. 
Completata oggi l’integrazione societaria, si proseguirà nel 2017 con l’integrazione delle infrastrutture e quindi la condivisione del know-how tecnologico. 

Fusione Wind e Tre: vantaggiosa anche per i clienti

Gli operatori sono costretti a fusioni per ‘condividere’ e ‘diluire’ gli sforzi sempre più importanti nonostante i minori ricavi per la discesa dei costi all’utenza dei servizi.
In sostanza aumenta la richiesta di investimenti tecnologici per conquistare mercato.
Nel 2014 il settore delle telecomunicazioni ha generato €34 miliardi di ricavi, rappresentando circa il 2% del PIL italiano, quasi equamente diviso tra telefonia fissa e mobile.
I prezzi delle telecomunicazioni sono diminuiti rapidamente negli ultimi anni, e per meglio comprendere quali sono state le cause di questo rapido declino dei prezzi, è utile analizzare come è cambiata la composizione dei ricavi delle aziende del settore negli ultimi anni. 
Le vendite derivanti dalla telefonia fissa sono diminuite fortemente, mentre quelle derivanti dal traffico dati sono sì incrementate, ma non in maniera sufficiente per compensare la diminuzione del traffico voce. Questa dinamica è molto simile sia per le comunicazioni da fisso che da mobile.
Per quanto riguarda la linea fissa, è possibile osservare una significativa riduzione dei ricavi voce dovuta prevalentemente alla progressiva migrazione dal traffico voce verso il traffico mobile. Molti operatori fissi hanno affrontato questa nuova sfida offrendo servizi più integrati (banda larga, voce e altri servizi) sostituendo così le offerte solo voce con contenuti a più alto valore aggiunto, solitamente basati sulla rete internet.
Per quanto riguarda la comunicazione mobile, i ricavi derivanti da servizi tradizionali come voce e SMS, pesantemente penalizzati dalla forte competizione proveniente dalle app di messaggistica e comunicazione, hanno anch’essi visto un forte declino dei prezzi negli anni recenti. I servizi collegati alla telefonia mobile a banda larga sono invece cresciuti costantemente: sebbene non sono ancora in grado di compensare la riduzione dei ricavi legati ai servizi tradizionali, rappresentano tuttavia il business più strategico e promettente di questo settore.
Per riassumere, le imprese di telecomunicazione hanno visto mutare fortemente il mercato dei servizi voce e messaggistica che risultavano essere estremamente profittevoli, finendo per essere costrette a tagliare i prezzi, comprimendo così i margini. 
Allo stesso tempo, per adeguarsi ai cambiamenti e continuare a generare profitti, tali aziende sono entrate nel mercato del traffico dati, che tuttavia è molto più competitivo e con margini più ridotti. In questo ambiente è difficile proseguire cercando una crescita organica: non è sorprendente che i maggiori players stiano cercando di sostenere i margini realizzando sinergie di costo anche realizzando fusioni e acquisizioni.
L’operazione di fusione tra Tre e Wind farà emergere due conseguenze nette sul mercato delle telecomunicazioni; il primo quello di prevedere sinergie per un totale di €5 miliardi, principalmente dovute ai risparmi per i costi operativi e riduzione degli investimenti necessari per operare. 
Questo permetterebbe alla nuova impresa di essere più aggressiva in termini di prezzo, cercando di incrementare ulteriormente la propria quota di mercato. In secondo luogo, la fusione potrebbe rappresentare il primo passo verso un più ampio consolidamento del settore, in termini di una potenziale convergenza tra telefonia fissa e mobile. In altri stati europei, il consolidamento ha portato gli operatori a offrire servizi più integrati, includendo sia i servizi fissi che mobili e in alcuni casi sono state inserite anche le pay-tv (quello che sta accadendo in Italia da diversi mesi).
In risposta al cambiamento strutturale di domanda da parte dei consumatori, con annessa riduzione di prezzi e margini, le aziende hanno ridisegnato il proprio business model attorno al traffico dati e a servizi connessi a quest’ultimo.
Alcuni hanno scelto la via della fusione nel tentativo di mantenere i propri margini operativi, come nel caso di Wind e 3 Italia. 
Altri, come Telecom Italia, faticano a riprendere il passo e finiscono preda di investitori stranieri, avidi di investimenti in assets di qualità a basso costo. Infine, sarà interessante monitorare l’avanzamento del progetto di Enel, che potrebbe portare ad un cambiamento di equilibri all’interno del broadband market italiano.
Quello che è certo, è che il mercato delle telecomunicazioni sta evolvendo, e si avvia ad essere più integrato ed Europeo di quanto non fosse mai stato prima, anche in vista dell’abolizione, nel 2017, delle tariffe roaming all’interno del territorio dell’UE. Di conseguenza, ci aspettiamo ulteriori interessanti sviluppi, e confidiamo che questi possano risolversi non solo in ulteriori benefici per gli operatori, ma anche e soprattutto in un miglioramento dell’esperienza del cliente.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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