Leopolda, Zoggia (Pd): "I fischi? Non ci spaventano. E Renzi sbaglia ancora"

07 novembre 2016 ore 13:30, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews Davide Zoggia, parlamentare del Pd e bersaniano doc, boccia il comportamento della platea della Leopolda "non ha cultura politica" e stigmatizza il comportamento del Premier "doveva intervenire".

Alla Leopolda fischi e cori contro la minoranza Pd. Si aspettava una reazione del genere?

«Quando non c'è cultura politica succedono queste cose. Noi non siamo abituati alla cultura del "padrone" o del capo assoluto, è consentito in questo partito, soprattutto su temi istituzionali, dissentire? Io penso di sì, stiamo parlando di democrazia e anche di una questione di coscienza. Credo che l'accordo sull'Italicum non sia un accordo ma il tentativo di dividere ulteriormente una minoranza del partito. Quell'accordo non ha alcun valore perché è pieno di condizionali, rimanda tutto a dopo il referendum, se si voleva veramente cambiare la legge elettorale si sarebbe fatto qualcosa di diverso. Tra l'altro ieri nel suo intervento Renzi non ne ha minimamente parlato».

Quindi Cuperlo ha fatto un errore?

«Non voglio parlare di Cuperlo, ognuno fa quello che ritiene opportuno, io dico che se quello fosse stato un accordo vero, Renzi quantomeno lo avrebbe citato. Rimandare tutto a dopo il 4 di dicembre significa che si aspetta di vedere l'esito del referendum».

Leopolda, Zoggia (Pd): 'I fischi? Non ci spaventano. E Renzi sbaglia ancora'
In riferimento ai fischi della platea, Bersani ha detto: "Ferito da chi sta zitto". Secondo lei c'era un destinatario?

«Non credo si riferisse a un soggetto in particolare. Penso che, in generale, una platea che fischia compagni e colleghi avrebbe dovuto avere il rimbrotto da parte del segretario o degli organi del partito invece c'è stata una condivisione, nel senso che non si è reagito. Ritengo che ci sia un problema sia politico sia di rapporti umani all'interno del Pd ma non ci facciamo certamente spaventare dai fischi, dalle urla o dai cori. Dico a quelli che hanno fischiato che si devono allenare bene a farlo perché noi non abbiamo intenzione di ritirarci dal Pd che è il nostro partito, abbiamo contribuito in maniera decisiva a fondarlo e vogliamo continuare a svolgere questa funzione. Renzi dovrebbe occuparsi delle migliaia di persone che non sono più iscritte al Pd e che non lo votano più. Il no al referendum non è alimentato da Bersani, Zoggia o Speranza, ma è presente in massa nell'elettorato del Pd. Ciò significa che c'è un problema e che questa riforma non è poi così bella  come si dice. Il non voler cambiare la legge elettorale creerà una spaccatura ancora più profonda».

Alla luce di quanto accaduto ieri il 4 dicembre diventa una data ancora più decisiva?

«Renzi l'ha fatta diventare una sorta di resa dei conti, un giudizio universale. Anche ieri invece di parlare del Paese, dei provvedimenti che intende adottare, della legge di stabilità, ha preferito parlare della minoranza del Pd sottolineando che ci sono i buoni e i cattivi. Ha detto che il 4 dicembre è un "derby", penso che questo sia un errore clamoroso. E' un passaggio certamente importante dove si valuterà se la riforma costituzionale viene accettata dagli italiani».

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