Dopo Barilla. Ecco gli scheletri nell’armadio della Nestlè

07 ottobre 2013 ore 17:01, intelligo
di Giuseppe Tetto
Dopo Barilla. Ecco gli scheletri nell’armadio della Nestlè
Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla querelle che ha investito Barilla e i suoi prodotti. Fra boicottaggi e accuse di ogni tipo, la multinazionale alimentare, le sta provando tutte per recuperare il terreno perso, cercando di spostare l’attenzione, più che sulla sua “politica interna”, sulla qualità dei prodotti. Tempi duri, quindi, per il nostro comparto “food&drink”. Ma le cose non è che vadano tanto meglio al di là del nostro orticello di casa. Un esempio su tutti: Nestlè. Il colosso svizzero ormai da anni è il padrone incontrastato nel settore alimentare mondiale vantando un egemonia che comprende un ventaglio di 189 grandi marchio. Uno strapotere che però deve fare i conti con tanti scheletri nell’armadio.   Andiamo per ordine.   Latte in polvere – La Nestlè  è accusata di avere spinto sul mercato l’utilizzo spasmodico del suo latte in polvere. Campagne pubblicitarie aggressive e irresponsabili hanno fornito informazioni distorte sull'opportunità dell'allattamento artificiale. E non solo: la multinazionale per anni avrebbe fornito campioni gratuiti, "dimenticando" di incassare i pagamenti, dagli ospedali, e in modo particolare da quelli del Terzo mondo. Secondo i dati forniti dall’Unicef, il latte in polvere, porterebbe nei paesi in via di sviluppo,  alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno. A causa… Un fatto questo che causò l’immediato boicottaggio dei suoi prodotti nel 1977, interrotto solo con l’adesione,  nel 1982, all’International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, redatto dal Organizzazione mondiale della sanità. Nonostante questo nel 2009 la filiale italiana della Nestlè è stata condannata in sede penale, in compagnia della Tetrapak, al risarcimento danni, tramite un tipo di inchiostro chiamato Itx, per l’inquinamento del latte Nidina.   Ogm – Nel 2004, Greenpeace riscontrò nelle confezioni di Nesquik la presenza di organismi geneticamente modificati. Una denuncia questa che scateno le proteste della multinazionale ma che non gli impedì nel novembre 2005 di opporsi alla decisione svizzera di bandire gli Ogm.   Finanziamenti ai Partiti Politici -  Secondo precise fonti, Nestlé finanzierebbe i maggiori partiti statunitensi: l'azienda avrebbe investito solo nel 2002, 153.000 dollari, destinati per il 77% al Partito Repubblicano e per il restante 23% al Partito Democratico.   Manodopera minorile e accuse di schiavismo  - La Nestlè nel 2005 è stata denunciata  per l'uso di manodopera ridotta in schiavitù dall'Ong International Labor Rights Fund, seguita da Global Exchange. Un’accusa testimoniata da un caso di minori, trafficati dal Mali alla Costa d'Avorio dove Nestlé è la terza compratrice mondiale. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, stima che 284.000 minori lavorino nelle coltivazioni di cacao nell'Africa Occidentale, soprattutto in Costa d'Avorio, costretti a lavorare in piantagioni di cacao gratuitamente dalle 12 alle 14 ore al giorno, con poco cibo, sonno e frequenti percosse.   Se questo è il prezzo del gusto forse è meglio mettersi a dieta…
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]