Sinodo e Chiesa divisa: "separati in casa" il ratzingeriano Scola e il bergogliano Tettamanzi

07 ottobre 2014 ore 10:26, Americo Mascarucci
Sinodo e Chiesa divisa: 'separati in casa' il ratzingeriano Scola e il bergogliano Tettamanzi
Venti di scissione nella Chiesa Cattolica? Pur non volendo essere ad ogni costo profeti di sventura e dare per scontato in partenza che il Sinodo straordinario sulla famiglia si concluderà a fine 2015 con una rottura insanabile nell’episcopato, appare chiaro come le divisioni siano sempre più evidenti. A Milano per esempio, nella diocesi di Sant’Ambrogio, convivono già sotto lo stesso tetto due posizioni opposte ed apparentemente inconciliabili; quella dell’arcivescovo Angelo Scola contrario alla riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia, e quella dell’arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi chiaramente favorevole. Scola ha ribadito a chiare lettere che la dottrina della Chiesa non si può cambiare, pertanto quanti dopo essersi separati hanno contratto un secondo matrimonio, non possono accedere ai sacramenti; per loro la Chiesa offre la possibilità di redimersi attraverso forme di penitenza o formazioni pastorali specifiche in grado di favorire la loro piena integrazione, fermo restando però che la condizione in cui permangono non consente di poter ricevere la comunione. Tettamanzi al contrario sposa in pieno la linea della misericordia di Papa Francesco sostenendo che la Chiesa è aperta e accogliente verso tutti, perché la sua missione è innanzitutto una missione salvifica. Quindi a detta dell’arcivescovo emerito ben vengano soluzioni che possano consentire ai divorziati risposati, ma anche alle coppie di fatto o alle persone omosessuali, di sentirsi amate e non rifiutate dalla Chiesa. Difesa della dottrina contro primato della misericordia? Una lettura approssimativa ma certamente realistica della posta in gioco. Che a Milano convivessero di fatto due diversi modelli di Chiesa apparve chiaro sin dal giorno della nomina del cardinale Scola da parte di Benedetto XVI. La scelta dell’allora patriarca di Venezia considerato un porporato di destra, conservatore, amico e stretto collaboratore di don Luigi Giussani, fu letta da tutti come una rottura rispetto al cosiddetto “progressismo ambrosiano” che aveva contraddistinto l’epopea di Carlo Maria Martini prima e di Dionigi Tettamanzi poi; due porporati molto diversi fra loro, fortemente progressista Martini, piuttosto moderato
Sinodo e Chiesa divisa: 'separati in casa' il ratzingeriano Scola e il bergogliano Tettamanzi
Tettamanzi, uniti però da una identica visione di Chiesa del dialogo, dell’accoglienza, del rispetto delle diversità, non certo facilmente digeribile nella culla del leghismo e nella patria di Comunione e Liberazione, dove certe affinità fra la Curia e la sinistra ex comunista hanno finito per acuire distanze profonde. Non solo, Milano soprattutto ai tempi di Martini era percepita come la capitale dell’ “altra Chiesa”, la Chiesa antagonista rispetto al conservatorismo di Wojtyla. Benedetto XVI con la nomina di Scola volle rompere questa tradizione di antica opposizione alla Chiesa di Roma, ma involontariamente ha finito per replicare lo stesso copione a parti alternate; perché oggi molti vedono proprio nell’attuale arcivescovo di Milano l’anti Bergoglio per eccellenza (non a caso Scola nell’ultimo conclave è stato il candidato di punta dei cardinali fedeli a Ratzinger).  Scola contro Tettamanzi dunque, o più semplicemente il ratzingeriano contro il bergogliano. Due diversi modelli di Chiesa che fino ad oggi hanno convissuto e si sono in buona parte integrati; è vero che sono sempre esistite correnti riformatrici che avrebbero voluto modernizzare la Chiesa e mitigare certe posizioni dottrinali giudicate eccessivamente rigide, ma mai era capitato che il Papa stesso se ne facesse interprete passando dallo storico “non possiamo” al “niente è impossibile”. Potrebbe sembrare un dettaglio da niente ma per i porporati più tradizionalisti è già una rivoluzione; e Milano pare destinata a restare ancora la culla dell’“altra Chiesa”. Già, e stavolta potrebbe davvero essere un’altra!
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