Nobel al Papa, alla Merkel o alla Nicolini? Vince l'accoglienza a qualunque costo (anche il nostro)

07 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Nobel al Papa, alla Merkel o alla Nicolini? Vince l'accoglienza a qualunque costo (anche il nostro)
Il nobel per la Pace ad Angela Merkel per la sensibilità dimostrata verso il dramma dei profughi? 

Sarebbe la cancelliera tedesca infatti la super favorita per l’ambito riconoscimento che sarà assegnato venerdì, seguita pare dal presidente colombiano Juan Manuel Santos e dal leader delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) Timoleón Jiménez, per il loro ruolo nel processo di pace che ha posto termine al conflitto che dilaniava da decenni la Colombia. 
Nel novero dei papabili anche il quotidiano russo Novaya Gazeta e il suo editore Dmitry Muratov per aver difeso la libertà di stampa contro le intimidazioni. Ed infine c’è Papa Francesco per il suo impegno per la pace nel mondo. 

E gli italiani? In corsa sembrerebbe esserci anche il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini anche se il suo nome non risulterebbe fra quelli più accreditati. Certo, in fondo Lampedusa si è soltanto trovata a gestire il flusso di immigrati che hanno attraversato il Mediterraneo e lo ha fatto con grande senso di responsabilità e autentico spirito solidaristico, nonostante le inevitabili ripercussioni negative che il continuo sbarco di profughi ha causato all’Isola dal punto di vista turistico. 

La Merkel dunque sarebbe la grande favorita, nonostante la sua politica di accoglienza sia stata giudicata da più parti alquanto discutibile. “Mi prendo i siriani e lascio gli altri al resto d’Europa”, questo è stato il metodo Merkel, intorno al quale si sono sollevate legittime polemiche da parte degli altri Paesi UE. “La Germania si prende i laureati, gli intellettuali e lascia i “poveracci” agli altri” è stata la critica mossa da più parti. 

L’Italia dunque, il Paese più esposto al dramma dell’immigrazione, quello che nonostante tutto fa il massimo per assicurare un’accoglienza dignitosa ai profughi, rischia di rimanere completamente a bocca asciutta in favore di chi l’emergenza è sembrata gestirla più pro doma sua che in un’ottica europea. Gli stati sono stati lasciati soli a gestire un problema dalle dimensioni incalcolabili, salvo puntare il dito contro quei Paesi che hanno chiuso le frontiere e respinto i profughi alle porte. L’Italia a differenza dell’Ungheria, della Serbia, della Macedonia, non soltanto non ha respinto nessun migrante ma si è assunta l’onere di provvedere attraverso le prefetture alla loro collocazione sul territorio nazionale; ciò nonostante ci siano cittadini italiani che versino in condizioni pressoché identiche a quelle dei profughi, famiglie che vivono dentro le roulotte o addirittura nelle macchine o in alloggi di fortuna, perché hanno perso la casa, il lavoro e non ricevono aiuti da parte di nessuno.

Nonostante certe situazioni presenti in casa, l’Italia e gli italiani, al di là delle proteste che hanno spesso accompagnato l’arrivo dei pullman carichi di migranti, hanno dimostrato di avere un grande cuore, anteponendo l’umanità e il dovere dell’accoglienza, alla gestione problematica e complessa dell’immigrazione. 

Ma forse il premio nobel lo meriterebbero prima di tutto i genitori di quei bambini morti in mare. I genitori di Aylan e degli altri bimbi siriani annegati nel Mediterraneo; padri e madri che hanno cercato proprio di mettere in salvo i propri figli risparmiandogli l’orrore della guerra civile e la spietatezza dei miliziani dell’Isis, portandoli in Europa alla ricerca di un futuro migliore. 
Bambini che invece hanno incontrato la morte proprio nel tentativo di scappare da essa e i cui corpi senza vita rinvenuti sulle spiagge, gridano vendetta. 
Questi sono forse i veri eroi, quelli che più di tutti meriterebbero il premio nobel per la Pace. 

Altro che la signora Merkel e il suo buonismo di facciata che dietro l’apparente spirito solidaristico nasconde evidente il tentativo di salvaguardare sempre e solo la Germania, con una gestione dell’immigrazione europea ad uso e consumo degli interessi tedeschi.   
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