In Italia lavora meno di una donna su due. Male anche gli uomini

07 ottobre 2015, Luca Lippi
In Italia lavora meno di una donna su due. Male anche gli uomini
La questione che analizzeremo con i dati ufficiali (come il solito) è la seguente: “In Italia solo il 47% delle donne lavora, e purtroppo quando lavorano guadagnano anche meno”. Per inciso vuole sottolineare che la mancanza di presenza femminile nel mondo del lavoro in Italia produce un aggravio in termini di Pil pari a 15 punti.

Senza entrare nel merito del “meta-messaggio” ideologico, ci interessa cogliere lo spunto per verificare tecnicamente l’affermazione.
La premessa è che l’occupazione maschile in Italia non sta tanto meglio di quella femminile (64,7%). I dati che sono stati portati a suffragio dalla Boldrini sono veri, meno vero è il fatto che rispetto all’Europa noi siamo la solita “maglia nera”; il divario è di 5,4% (assai più contenuto della differenza sull’occupazione femminile del 12,8%).
Riguardo le retribuzioni è un dato non discutibile, in questo c’è il conforto di uno studio della Commissione europea (aggiornato al 2013) che ha analizzato la situazione senza prendere in considerazione i diversi livelli di istruzioni e professionalità, quindi non del tutto trasparente. In ogni caso, in Italia la differenza retributiva è assai inferiore alla media europea che è del 7,3%. Tradotto in numeri significa che le donne guadagnano 92,7 centesimi per ogni euro guadagnato dagli uomini. 

Si verifica, però, un’anomalia guardando i dati più precisi del 2012 dove a una partenza sostanzialmente identica (in termini di retribuzione) di laureati dipendenti a tempo indeterminato, col passare degli anni si trasforma in una differenza piuttosto “visibile” col passare degli anni, e questo dipende inevitabilmente dal fatto che le lavoratrici rispetto ai lavoratori, hanno delle sospensioni del tutto naturali (a volte usate non proprio correttamente) che ne determinano una notevole carenza produttiva.

Poi il Presidente della Camera fa riferimento a uno studio del fondo monetario internazionale di febbraio nel quale è analizzata una ricerca prodotta dall’Università di Barcellona. Questo report fa notare che “presumendo” pari grado di istruzione e medesime predisposizioni eliminando il divario retributivo fra uomini e donne si produrrebbe un vantaggio in termini di Pil che in Italia sarebbe pari a +15%.

E’ ovvio che lo studio cui fa riferimento non è empirico, produce solamente una proiezione ipotetica, nei fatti non afferma il falso, ma sarebbe più corretto analizzare la situazione dal punto di vista dell’aumento delle retribuzioni medie indipendentemente dalla questione di genere, è una legge di mercato piuttosto elementare. Quindi si confonde la cancellazione della differenza retributiva fra uomini e donne (che non dovrebbe esistere a parità di capacità produttiva) con i benefici che si potrebbero produrre aumentando i salari in senso assoluto per tutti.

Se eliminassimo le tutele (che gravano su imprenditori e sullo Stato) nella “conservazione” del posto di lavoro guadagneremmo assai più del 15% di Pil, ma non è giusto metterle in discussione, quindi la questione è solamente ideologica e con l’ideologia non si mangia e non si risolvono le crisi economiche. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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