Don Gino Flaim, Adinolfi: "Bene la Chiesa come con Charamsa. E' l'addio ai tempi ecclesiastici"

07 ottobre 2015, Marco Guerra
Di Marco Guerra

“Don Flaim è esecrabile ma i giornalisti sanno dove andare a colpire, se puntano una telecamera sui sacerdoti il più delle volte è per creare scandalo”. Sentito da IntelligoNews, Mario Adinolfi condanna senza se e senza le dichiarazioni di Don Gino Flaim, che riguardo alla pedofilia aveva detto: "Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto perché non ce l’hanno in casa”. Il direttore della Croce invita però la Chiesa a formare i sacerdoti anche nella gestione dei rapporti con il mondo della comunicazione.

Don Gino Flaim, Adinolfi: 'Bene la Chiesa come con Charamsa. E' l'addio ai tempi ecclesiastici'
Mario Adinolfi, le parole di don Flaim che in parte giustificano alcuni aspetti della pedofilia hanno scosso tutta l’opinione pubblica. Si tratta di affermazioni talmente deliranti da sembrare un altro attacco mirato alla Chiesa durante i lavori del sinodo…

“Prima di tutto c’è da dire che le dichiarazioni di questo sacerdote sono esecrabili e il comportamento è anche peggio. Esiste per fortuna la fermezza della Chiesa che dimostra che sia nel caso Charamsa che nel caso Flaim i provvedimenti siano analoghi, questo fa capire che c’è una grande capacità di vigilanza. Poi, certo, non si può non registrare che i media sono arrivati da Flaim con un'intenzione ben precisa; ma c’è un problema di prudenza anche dei sacerdoti che devono capire che se ti sparano una telecamera davanti c’è, con buona probabilità, una finalità di fare scandalo. Purtroppo oggi non c’è altro interesse nel raccontare i sacerdoti e la Chiesa stessa se non con lo scopo di dare scandalo. Ma è un problema che non riguarda i media, che fanno i loro lavoro, ma riguarda la prudenza e l’intelligenza dei sacerdoti e anche la cultura della Chiesa nella comunicazione complessa del terzo millennio. Bisogna sapere che un elemento fondamentale dell’attuale mondo è appunto la comunicazione”.

Ma don Flaim può essere stato frainteso?

“No, no, Flaim non è stato frainteso, ha detto delle cose esecrabili e non c’è alcuna giustificazione che regga. Quando c’è la tv non c’è intermediazione, per cui non si può dire che il giornalista ha riportato male il suo pensiero. Lì ci sono solo dichiarazioni sbagliate. Il dato fondamentale è che c’è una realtà sacerdotale che in molti casi non è conscia della modalità in cui si muove il mondo in questo momento, del fatto che è intessuto di comunicazione. È quindi bisogna essere attenti ai social alla tv e a tutti mezzi di comunicazione, perché bisognano saperli interpretare per capire immediatamente cosa sta accadendo. Quindi ci sono due piani; uno delle dichiarazioni che non possono essere in alcun modo accettate e che giustamente hanno portato subito ad un provvedimento della diocesi che dimostra linearità di comportamenti della Chiesa; e un altro piano che è quello relativo alla comunicazione e al fatto che la Chiesa deve sapere che i media sono un elemento fondamentale nella formazione dei sacerdoti. Oltre alle lezioni che dovrebbero portare a non avere preti alla don Flaim per intenderci, bisognerebbe far capire ad un seminarista che la questione della comunicazione non è irrilevante sul piano pastorale”.

Non crede che servirebbe anche una diversa selezione del clero, fin dal seminario, che porti a individuare coloro che non sono adatti alla vita sacerdotale? Insomma c’è un problema di valutazione della "classe sacerdotale"?

“Il problema riguarda sia quella nuova che quella vecchia; don Flaim non è di primo pelo. C’è il problema complessivo di conoscere bene sia i sacerdoti in entrata che quelli presenti in maniera che situazioni del genere vengano sterilizzate prima. Dopo di che la questione comunicazione è determinante di questi tempi. I colleghi, che hanno fatto il loro mestiere, hanno trovato uno a quale sapevano benissimo cosa andare a chiedere”.

Sono andati a botta sicura, sapevano che avrebbe detto quelle cose…

“Esattamente, a questa cosa però corrisponde un dovere di prudenza un po’ di tutti; di don Flaim e della parrocchia in cui stava”.

Almeno non c’è più la più ben che minima intenzione di tollerare questi episodi da parte della Chiesa…

“Si, ripeto, il dato positivo è che ci sia stata una risposta immediata in tutti e due i casi; Charamsa e Flaim. Non ci sono stati tempi ecclesiastici per intenderci. È questo è molto importante perché i tempi di reazione sono un altro elemento della comunicazione. Però serva una consapevolezza in più nei sacerdoti e in chi vigila, ovvero nelle diocesi, affinché questo tema non diventi un terreno su cui fare razzia”.

Peserà sul sinodo anche questa vicenda?

"Ma non credo, il sinodo sta parlando una lingua talmente alta. Sul quotidiano La Croce raccontiamo decine e decine di interventi di gente proveniente da tutto il mondo. Quello che mi dispiace, l’ha detto bene ieri il Papa, è che non venga colta la vastità dei problemi che sta affrontando questo Sinodo, che sono colossali e che riguardano la fatica delle famiglie ad ogni latitudine. Ad esempio parlare di poligamia rispetto al continente africano, piuttosto che di famiglie che vengono separate dal drammatico fenomeno dell’immigrazione. Sono temi talmente colossali che pensare che il Sinodo si fermi per l’aria che tira non ha senso”.

Ma ad ogni modo c’è una parte minoritaria della Chiesa che purtroppo pensa ancora che la pedofilia non sia un peccato mortale?

“Spero proprio di no, spero proprio che una cosa del genere non sia in discussione. Insomma non esiste un parte minoritaria che pensa questo, ma solo qualche prete che non ha ben chiara la questione e che dice cose esecrabili che vanno condannate con la massima fermezza. Bisogna essere vigili affinché sia chiaro che non c’è la possibilità nemmeno del minimo fraintendimento su questo tema; la pedofilia è talmente aberrante che non ci sono da fare argomentazioni che possono essere considerate come elemento con possibilità di cittadinanza in una parte minoritaria della Chiesa. È roba che non si può non solo dire ma neanche pensare”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]