Fondazione An, ormai ci sono due destre incompatibili

07 ottobre 2015, intelligo
di Amedeo Giustini

Si è conclusa l'assemblea della fondazione di Alleanza nazionale non senza veleni e polemiche.

Fondazione An, ormai ci sono due destre incompatibili
Chi ha vinto e chi ha perso ha poca importanza nel momento in cui la stragrande maggioranza degli iscritti che furono di An non hanno avuto alcuna possibilità di esprimersi sulla gestione del patrimonio, sul futuro della fondazione e sull'utilizzo eventuale del simbolo.
Certo è che il brand del simbolo è stato già testato nelle ultime elezioni con risultati modesti.

Sono venti anni che esistono i partiti persona e non si rischia una banalità nell'affermare che Alleanza nazionale si identifica con la figura di Gianfranco Fini nel bene e nel male, il cui fantasma aleggiava nell'assemblea sia come capro espiatorio, sia come viatico deresponsabilizzante dei colonnelli e caporali che hanno contribuito a distruggere una delle più grandi culture politiche.
 
Se è stato salvato il patrimonio economico, a detta di alcuni, ben poco si è fatto per salvare il patrimonio politico.

Una destra priva d' identità e di gran parte dell' elettorato di An che ha difficoltà a riconoscersi nelle politiche intraprese, condite spesso di populismo e da contenuti che sono fotocopie sbiadite del leghismo.

Esistono, ormai, due destre di cui una non rappresentata.
Una destra che possiamo definire elettorale che ha come unico obiettivo sconfiggere la sinistra alle prossime elezioni politiche, con una visione algebrica della politica.
Una destra che sembra aver smarrito quel bagaglio culturale fondamentale per governare sensatamente il nostro Paese.

D' altro canto esiste una destra orfana che si è rifugiata nell' astensione e nel civismo autentico e che, ogni tanto, fa sentire la propria voce con forza in alcune piazze ( San Giovanni). Una destra che crede nel filo indissolubile tra cultura e politica, tra valori e politica.
Questi due modi in cui si manifesta la destra sono incompatibili tra loro poichè diversi gli obiettivi.

La destra che sa fare bene i conti mira a vincere per poi avere grosse difficoltà a governare mentre la destra non rappresentata è convinta della necessità di una lunga attraversata nel deserto e non è disponibile a barattare una possibile vittoria infeconda con i propri valori.

Non possiamo derubricare a semplice lamentela o al " farsi del male da soli" le parole di importanti intellettuali di destra.

Se Fabio Torriero afferma che " il suicidio della politica passa attraverso l' omicidio della cultura" e se Marcello Veneziani dice addirittura che " le culture di destra hanno due nemici: la sinistra e la destra politica",dovremmo riflettere sugli errori commessi e sull'uso solo strumentale della destra culturale da parte della destra politica.
Troppo spesso i pensatori di destra sono stati utilizzati solamente nei momenti no per essere poi abbandonati quando la destra era impegnata ( sic) nell' azione di governo.

Troppo spesso gli ammonimenti della destra culturale cadevano nel vuoto quando la destra politica, colpita dalla sindrome di onnipotenza, cercava di conquistare parte dell' altra metà della mela dimenticando di attuare autentiche politiche di destra.
Oggi a quei pensatori inascoltati dovremmo chiedere uno sforzo maggiore per riannodare i fili spezzati da una classe dirigente incapace di riconoscere le proprie responsabilità e che non vuole abdicare alle nuove generazioni.
autore / intelligo
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