Pronto soccorso monitorati, attesa fino a 48 ore ma arriva anche a 7 giorni

07 ottobre 2016 ore 10:01, intelligo
di Eleonora Baldo

Le strutture ospedaliere italiane tornano nuovamente nell’occhio del ciclone a causa di uno studio promosso da Cittadinanza Attiva, la Società italiana Medicina-urgenza che ha messo in luce le numerose inefficienze del sistema. Tutto questo a pochi giorni dal caso del malato terminale lasciato morire in una corsia del pronto soccorso del S. Camillo senza alcun rispetto per la privacy del paziente e del dolore dei familiari, e sul quale il Ministro Lorenzin, interpellata direttamente dai familiari, ha richiesto che fosse avviata un’indagine per valutare le eventuali inadempienze della struttura.

Lo studio fotografa una situazione certamente non confortante che trova, purtroppo, spesso conferma  nelle esperienze di ricovero o di ricerca di supporto medico di ciascuno di noi: delle 93 strutture analizzate, poco più del 60% ha un reparto adeguato di terapia del dolore la cui efficienza, peraltro, varia di regione in regione; solo il 13% delle strutture ha reparti specificamente dedicati alla cura dei malati terminali mentre sono quasi assenti nei pronto soccorsi aree riservate ai bambini. Per quanto riguarda i tempi di ricovero nel 20% dei Pronto Soccorso sono necessari ben 2 giorni mentre l’attesa sale a 7 giorni, quando il ricovero deve essere valutato dagli Obi, i reparti di osservazione breve e intensiva – nati proprio per soddisfare l’esigenza di velocizzare i percorsi diagnostici e terapeutici – che, paradossalmente mancano nel 60% delle strutture.

Pronto soccorso monitorati, attesa fino a 48 ore ma arriva anche a 7 giorni
A ciò si devono aggiungere ulteriori piccole ma gravi carenze, riguardanti i servizi “base” che dovrebbero essere offerti al paziente: oltre il 50% delle strutture, ad esempio, non dispone di bagni distinti per uomo e donna e non sempre è presente il bagno disabili (manca nel 20%) e nei casi peggiori, nelle toilette mancano persino carta igienica e sapone detergente.

Il Pronto Soccorso rappresenta per i cittadini un punto di riferimento irrinunciabile e nel quale nutrono fiducia. È necessario però investirci e migliorarlo» ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del Malato di Cittadinanza attiva. Insomma una situazione non buona ma che presenta margini di miglioramento che devono necessariamente essere implementati, a beneficio di soggetti già provati da situazioni di difficoltà legate allo stato di debilitazione fisica e psicologica con cui raggiungono le strutture ospedaliere.  

 

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