Calenda determinato: “Fiscal compact non funziona più”

07 ottobre 2016 ore 10:50, Luca Lippi
Presa di posizione importante quella del ministro Calenda sul pareggio di bilancio; secondo Calenda il patto di bilancio non ha più senso, non funziona e soprattutto nessuno lo rispetta.
Facciamo ordine e cerchiamo di capire di cosa parliamo; il pareggio di bilancio sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2015. Un principio, quello della parità di entrate e uscite nelle casse dello Stato, che servirebbe ad avere sempre "i conti in ordine", come vorrebbe l'Unione Europea. 
Quali fossero i possibili rischi di introdurre il pareggio di bilancio in costituzionel'avevamo scritto su queste pagine già nel 2011 e ribadito nel 2012. Per farla breve, significa rinnegare in toto le teorie economiche keynesiane che, per esempio, negli Stati Uniti hanno portato la nazione fuori dal baratro della crisi economica.
Evidentemente ce ne si sta rendendo conto anche qui, visto che anno dopo anno si continua a rinviare l'entrata in vigore del pareggio di bilancio, dal 2015 al 2016 e adesso al 2017. La Camera ha infatti approvato la norma che rinvia al 2017 il pareggio di bilancio con 355 voti a favore e 166 contrari. L'Unione Europea potrebbe però storcere il naso, come ha spiegato il vicedirettore della Banca d'Italia Signorini.

Calenda determinato: “Fiscal compact non funziona più”

Ma che cos'è il pareggio di bilancio? 
Le misure più importanti contenute nel Fiscal Compact sono quattro:
– l’inserimento del pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite) di ciascuno Stato in «disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale» (in Italia è stato inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo 81 approvata nell’aprile del 2012); 
– il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” – quindi non legato a emergenze – rispetto al PIL; 
– l’obbligo di mantenere al massimo al 3 per cento il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht; 
– per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. In Italia il debito pubblico ha sforato i 2000 miliardi di euro, intorno al 134 per cento del PIL. Per i paesi che sono appena rientrati sotto la soglia del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL, come l’Italia, i controlli su questo vincolo inizieranno nel 2016.
Che cosa ha dichiarato Calenda?
Secondo il ministro dello Sviluppo economico, in una video intervista trasmessa al convegno ‘Accelerare per competere per crescere’ organizzato da Ernst & Young a Capri, ha dichiarato “La discussione che dobbiamo aprire il prossimo anno a Bruxelles è sull’esistenza in vita del Fiscal compact”. 
In sostanza il patto di bilancio stipulato nel 2012 come risposta europea alla crisi economica  “è evidente che non funziona più, nessuno lo sta rispettando”.
Ha sottolineato che le regole del Fiscal compact, improntate al rigore, “non stanno funzionando più, in particolare, sul tema degli investimenti”. Secondo Calenda, per costruire “una società che va avanti servono incrementi degli investimenti pubblici e privati, e quelli fatti dallo Stato vanno considerati fuori dal Patto di stabilità”.
Lo sanno tutti e soprattutto il ministro Calenda, che è anche rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, che non sarà mai semplice far passare questo messaggio a Bruxelles.
Si tratterà di condurre “una battaglia politica che puoi fare rispettando le regole, e per questo noi abbiamo costruito una manovra strutturata che rispetta le regole”, ha indicato riferendosi alla legge di bilancio, che pare sia ormai pressoché pronta e dovrà essere presentata la prossima settimana.
Tra gli investimenti Calenda pone l’accento su quelli per la diffusione delle connessioni a banda larga. Il governo prevede un intervento con finanziamenti diretti nelle cosiddette ‘aree bianche’ o a ‘fallimento di mercato’, quelle cioè dove le attese di ritorno degli investimenti non sono sufficientemente attrattive per gli investitori privati, e proprio per questo anche la Commissione europea, che considera prioritaria una capillare diffusione dell’infrastruttura a banda larga e ultralarga, non ha nulla da obiettare.
Tuttavia per calenda “sono cruciali anche le aree grigie perché lì c’è il 70% delle imprese”. 
Ovviamente aiuti pubblici diretti in quelle zone contrastano con la disciplina dell’Ue, e allora Calenda lancia un’idea, per aggirare le normative stringenti degli accordi in sede europea, per invogliare gli investitori a intervenire, la strategia è stimolare la domanda attraverso dei voucher per le famiglie. “Sono uno strumento che la Commissione europea ammette”, ha spiegato Calenda, “ma non si risolve tutto con i voucher. Una parte delle analisi che stiamo facendo è di considerare una parte degli investimenti in superammortamento”, in modo da garantire degli sgravi fiscali. Su questo, ha rivelato “c’è un ragionamento aperto con Bruxelles”.
In conclusione, Calenda fa capire che Il fiscal compact non va d'accordo con la crisi, che bisogna fare in modo di investire soldi pubblici “direttamente” per rilanciare la rispresa e che se l’Europa non concorda allora si può investire indirettamente attraverso l’istituzione del superammortamento, in sostanza fatta la legge trovato l’inganno?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]