L’industria tedesca pronta a salvare Deutsche Bank, ma la Merkel non scompare

07 ottobre 2016 ore 13:24, Luca Lippi
Se non dal governo di Angela Merkel, Deutsche Bank sarà comunque salvata, e sì, perché c’è da considerare un fatto piuttosto importante, tutte le banche tedesche hanno in portafoglio la partecipazione dello stato tedesco, e quindi potrebbe essere tranquillamente la Merkel a poter salvare, se di salvataggio si deve parlare, il colosso tedesco.
Tuttavia, è pronta anche una cordata di industriali tedeschi.
Ma una domanda sorge spontanea; ma se la banca tedesca, secondo la maggioranza dei detrattori del sistema finanziario globale, la collocano fra i prossimi colossi sull’orlo del fallimento, perché dei privati dovrebbero mettere capitale in qualcosa destinato a fallire?
Andiamo con ordine altrimenti non si capisce di cosa si parla; alla Deutsche Bank è stata imposta una multa dalle autorità statunitensi per un valore di 14 miliardi di dollari. La sanzione sarebbe stata comminata dalle autorità governative statunitensi per una elevata esposizione dell’istituto tedesco sui derivati. Ovviamente Deutsche Bank ha dichiarato di non volere in nessun modo pagare neanche un centesimo della sanzione.
Poi però, giunti a più miti consigli, si sono avviate delle trattative per limare più che possibile la sanzione, la “transazione” si rende necessaria poiché nel frattempo Soros ha tolto diversa liquidità dalla banca tedesca facendo ritirare gli investimenti della stessa da parte di molti dei fondi suoi e a lui collegati.

L’industria tedesca pronta a salvare Deutsche Bank, ma la Merkel non scompare

Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, dichiara che “Non c’è alcuna ragione per cui Deutsche Bank non dovrebbe risolvere i suoi problemi”, la dichiarazione è pubblica poiché rilasciata ai microfoni di Cnbc.
È parimenti noto che il banchiere statunitense è il primo nemico (in affari) della Deutsche Bank, esprimendo un voto di fiducia per la rivale ha fatto capire chiaramente che forse è un avvertimento per qualcosa che prima o poi sarà noto a tutti. “Ha molti capitali, ha molta liquidità” aggiunge Dimon parlando della Deutsche Bank “Vogliamo che tutte queste banche superino le difficoltà perché ciò fa bene a tutti”.
A parlare, è bene ricordarlo, è il banchiere che più di ogni altro fa affari con i derivati, così come Deutsche Bank, e ricordando che i derivati sono scatole vuote rappresentative di assicurazioni, su assicurazioni di crediti ancora da esigere, si capisce bene che c’è del ricavo da spartire che con molta probabilità non è stato proprio suddiviso come si deve, ma è solo una supposizione.
Ecco perché la Merkel  non si preoccupa di versare liquidità nella Deutsche Bank, ed ecco perché invece si preoccupano di farlo gli industriali tedeschi, ci sono interessi ben maggiori di un eventuale rischio di fallimento che non avverrà mai, perché seguendo la medesima logica dovrebbero fallire tutte le banche del pianeta.
Dunque il salvataggio è in vista, la multa ridimensionata e tutti vivranno felici e contenti. È un braccio di ferro, e la pratica è la stessa che l’Ue ha usato nei confronti dell’Irlanda, poi della Grecia e poi anche dell’Italia per invitare i rispettivi governi a seguire consigli.
È il cane che si morde la coda.
Oggi sta toccando all’Europa per mano della finanza statunitense.

autore / Luca Lippi
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