Conti Correnti all'insù, è nodo Good Bank ma per Ue è ok

07 ottobre 2016 ore 16:57, Luca Lippi
Trasformata come sospettavamo in una questione destinata a prendere corpo, oltre le banche segnalate si aggiungono altri istituti di credito che hanno esigenza di recuperare spese.
La motivazione di base era il recupero di spese relativamente all'intervento nel salvataggio delle note quattro banche.
Poichè l'Ue non concedeva il via libera alla vendita delle quattro Good Bank nate dalle ceneri delle banche fallite, si era fatta necessità ammortizzare i costi sostenuti.
Il fatto è che alcuni istituti di credito starebbero inserendo prelievi una tantum sui conti correnti sotto forma di spese per fare fronte ai maggiori costi sostenuti, sappiamo tutti la situazione del sistema bancario, e sappiamo soprattutto che le banche non riescono più a trarre profitto dal loro core business, che è quello di prestare soldi.
In sostanza non è neanche il fatto che non siano disposti a prestare soldi (in buona parte anche questo), ma soprattutto nel fatto che i tassi di interesse sono talmente bassi che il rischio non vale la candela. 
E allora che succede? Succede che due banche italiane al principio avrebbero fatto una sorpresa ai loro correntisti, alcuni istituti di credito hanno alzato i costi per aumentare di fatto la riserva per il salvataggio delle banche. 
Lo hanno fatto Ubi e Banco Popolare. Altri, come Unicredit, hanno alzato i costi di alcuni profili di conto corrente, pur negando che, una simile manovra, sia collegata alla crisi dei quattro istituti di credito.

Conti Correnti all'insù, è nodo Good Bank ma per Ue è ok

Unicredit ha alzato il canone mensile di alcuni profili “a causa dell’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale, l’aumento dell’Iva, l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del fondo di risoluzione europeo chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale”. 
CheBanca! dal primo novembre raddoppierà il canone mensile della carta ricaricabile Conto Tascabile, che arriverà a costare 24 euro l’anno a causa dell’aumento europeo delle commissioni interbancarie in vigore dal 9 dicembre 2015.  
Popolare di Sondrio sta iniziando a inviare una lettera ai propri clienti spiegando che con il costo del denaro ai minimi storici non si può più permettere di offrire un conto a zero spese (ma questa è un’indiscrezione del fatto quotidiano.it). 
Intesa Sanpaolo, dal canto suo, il conto a canone gratuito l’ha già eliminato (con l’eccezione di quello riservato agli under 26) anche se si utilizzano solo i servizi di home banking, non recandosi mai in filiale e facendo tutte le operazioni dal pc di casa. E già nel primo semestre 2016 ha rincarato il Conto Facile.
Banco Popolare ha fatto sapere ai correntisti che sarà imposta una tassa una tantum di 25 euro da pagarsi entro dicembre a causa dei 152 milioni di euro che l’istituto ha dovuto versare al Fondo Nazionale di Risoluzione rispetto alle decine di milioni che versava abitualmente. E ha quindi deciso di rivalersi sui clienti, e cioè di far pagare a loro l’aumento: ai correntisti è comunque riconosciuto il diritto di recesso.
Ubi Banca, il quinto gruppo bancario italiano, interpellato in merito fa sapere che: “L’incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti non è legato a tassi di interesse bassi o negativi o alle condizioni generali dell’economia, ma a un vero e proprio aumento dei ‘costi di produzione’ che la banca sostiene per detenere i depositi della clientela. Tra questi anche il fondo interbancario. 
Costi che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni e che in precedenza non c’erano. Questi costi verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione” sostengono fonti interne.
Per essere intellettualmente corretti dobbiamo segnalare che la pratica non è “accettabile”, ma per questo ci sono le associazioni preposte che tutelano i risparmiatori; gli istituti di credito devono anticipare la variazione dei costi offrendo ai correntisti la possibilità di scegliere se rimanere e accettare le variazioni, oppure cambiare istituto. 
Ora però, dopo il via libera di Bruxelles alla proroga dei termini per la vendita delle good bank di Banca Etruria , Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, i costi sostenuti dal sistema presto sono in recupero, e forse non è più necessario operare questi aumenti. 
Tanto è sufficiente per far valere la regola aurea da seguire: rispondere ai rincari cambiando banca. 
Il salasso può insomma essere l’occasione giusta per valutare alternative più economiche. E per farlo ci sono i 60 giorni di tempo dal ricevimento della lettera con la variazione contrattuale. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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