Dalle Borse effetti molto "speciali", non resta che il metallo prezioso

07 settembre 2015, Luca Lippi
Dalle Borse effetti molto 'speciali', non resta che il metallo prezioso
È importante introdurre il presupposto che l’analisi a seguire non è indicativa per impostare una operatività e non vuole essere propositiva per influenzare scelte di alcun tipo. La “Civetta”, pur avendo ampie e consolidate competenze, raramente si cimenta ad analizzare i movimenti dei mercati finanziari, tuttavia stavolta è necessaria una riflessione.

Abbiamo già scritto che siamo in piena guerra valutaria e questa guerra inevitabilmente si riverbera sui mercati. A comandare è come sempre il Dollaro, per l’esattezza il petroldollaro (è una moneta a tutti gli effetti), però succede che gli scompensi debitori che si accumulano e proliferano a grandezze esponenziali hanno la stessa funzione del taglio dei capelli di Sansone.

La Cina ha già avuto la sua “congiuntura negativa” che nei fatti è stata la rottura occorsa circa un mese fa in conseguenza della rottura in sequenza dei minimi precedenti. Saltiamo la spiegazione tecnica (troppo complicata) nei fatti è utile sapere che questo movimento innesca una discesa che prende sempre più forza.

In Giappone sta accadendo la medesima cosa (è la prossima congiuntura negativa di cui sentiremo parlare), in termini “tecnici” si chiama “capitolazione” e sta a significare che gli investitori abbandonano la posizione vendendo a qualunque prezzo. In Giappone questo accadrà fra 500 punti (la distanza dal minimo precedente) e l’orso (che è l’immagine ribassista per gli operatori) invaderà l’impero del Sol Levante. Ovviamente i giapponesi come risponderanno? Col “banzai” che nell’epoca moderna corrisponde all’alleggerimento quantitativo (Qe).

Negli Stati Uniti non stanno meglio, la distanza dal minimo precedente è maggiore ma a giudicare l’incapacità (o inutilità) della Yellen, non nascondiamo fondati sospetti di isteria operativa.

Tutto questo accade perché il mercato globale è saturo e i vari Qe non stimolano più né l’economia né la finanza!

Gli Stati Uniti cercheranno di rimescolare le carte, ma c’è un giocatore piuttosto scaltro che è il blocco Brics (debole anche lui per carità) che non ha digerito il rifiuto da parte del Fmi di fare entrare lo Yuan nel paniere Sdr (unità di conto del Fmi), abbandonando il Peg (fissare il tasso di cambio di una valuta, rispetto ad un’altra valuta) col dollaro. E allora è inevitabile il crollo delle materie prime con ripercussione sui mercati, quelli statunitensi in primis, a seguire riduzione delle riserve valutarie in dollari e conseguente crollo dei tassi sui Bond. 

Questo causerebbe l’abbandono definitivo delle politiche a tasso zero per sostenere le imprese che gli Usa volevano abbracciare disperatamente.

A tutto questo i mercati non possono fare altro che rispondere con il “panic selling” soprattutto dei clienti di quelle piattaforme da “operatori da tastiera” che su questi movimenti guadagnano come sanguisughe.

Non resta che rifugiarsi dietro qualche metallo, ma c’è da capire quale! In realtà lo sappiamo benissimo, dal 22 giugno per la prima volta, la Banca di Cina partecipa alle aste elettroniche quotidiane del mercato di Londra, nelle quali vengono stabiliti i prezzi di riferimento e l'acquisto "fisico" del metallo prezioso.

La Cina sta metodicamente ampliando la sua penetrazione nei mercati globali, ma lo fa senza fretta e con cautela. Sarà così anche con l'oro. Pechino è uno dei più grandi produttori di oro, con ingenti riserve auree. Eppure, da un pò di anni continua a comprare oro, l'aumento del suo ruolo nella determinazione dei prezzi riflette bene le realtà esistenti.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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