Senato, Renzi vince il primo round ma ognuno dice la sua

08 agosto 2014 ore 15:37, intelligo
Senato, Renzi vince il primo round ma ognuno dice la sua
La madre di tutte le riforme c’è. Renzi si intesta la vittoria e la “navetta” è già partita per Montecitorio per uno degli ultimi viaggi del Senato old style.
Se per il premier in versione Twitter ora “nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi #italiariparte #lavoltabuona”, la minoranza Pd col senatore Mucchetti (dinastia dei Min) tiene l’ascia di guerra bene in vista: “Vittoria di Pirro, con solo 183 voti; risultato lontanissimo dalla maggioranza qualificata dei due terzi e pericolosamente vicino alla maggioranza assoluta che serve per superare la prossima lettura in Senato (161 voti)”. Come a dire: ci rivediamo in Aula. Nell’Aula di Palazzo Madama, invece, la ministra Boschi tra un ringraziamento e l’altro dice che “il lavoro che ci attende è ancora lungo e complesso”, pensando già alle successive letture del testo perché se alla Camera dovesse essere modificato, il Senato dovrà ri-esaminarlo ma solo sulle modifiche apportate a Montecitorio e potranno essere discussi solo emendamenti relativi a queste parti. PRIMO SI’. 183 sì (4 astenuti), 14 in più rispetto alla seduta di insediamento di Renzi-premier (allora furono 169). La Lega non ha partecipato al voto, di fatto un’astensione tecnica che lascia la porta aperta al dialogo con la maggioranza, idem i grillini ma su un versante diametralmente opposto. Battaglia durissima col muro dei settemila emendamenti, gran parte dei quali abbattuti a tempo di record grazie al ‘canguro’. Nell’Aula del Senato in venti giorni si è visto di tutto di più, compresi senatori costretti a correre al Pronto Soccorso per contusioni e distorsioni varie. Sel sugli scudi, M5S sull’Aventino sono solo due flash di ciò che è successo. E che potrebbe succedere nuovamente alla Camera e poi di nuovo a Palazzo Madama. Renzi gongola, è stata dura ma alla fine ce l’ha fatta. Ora potrà scrivere sul cahier di Draghi la prima riforma strutturale fatta dall’Italia. Sul versante interno, invece, i problemi non vanno in vacanza. E dal quartier generale di Forza Italia arriva un cinguettio di Giovanni Toti (consigliere politico di Berlusconi) che suona un po’ come l’#enricostaisereno di renziana memoria: “Senza Fi le riforme non si fanno. Renzi al Senato si ferma a 140, mentre la maggioranza è lontana. L'Italia #cambiaverso solo con Fi”.
autore / intelligo
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