Crescita e Fisco, il governo Renzi alla prova dei fatti

08 agosto 2015, Luca Lippi
Crescita e Fisco, il governo Renzi alla prova dei fatti
Partire da una frase del presidente del Consiglio è d’obbligo: “I dati di nuovo dell'occupazione, i dati della crescita, della produzione industriale sono ancora molto bassi … ma sono molto più alti del recente passato”.

Fare un’analisi minuziosa dei dati economici che si sono alternati durante la reggenza di Matteo Renzi è troppo da riassumere; prenderemo i dati macro nel complesso, rapportandoli al riferimento temporale (recente passato) cui fa riferimento lo stesso presidente del Consiglio.

Il governo Renzi prende avvio nel febbraio 2014, da quel giorno in poi…

Occupazione: da 22 milioni e 159 mila nel gennaio 2014, ovvero il mese prima dell'avvio del governo Renzi, il dato è salito a 22 milioni e 308 mila (aggiornato a giugno 2015), dunque il dato conforta la dichiarazione, tuttavia è da stabilire se questo aumento sia dovuto principalmente alla ripresa della congiuntura economica o alle riforme del mercato del lavoro. E’ lezioso fare notare che la variazione è del tutto esiziale, diciamo che l’affermazione nel caso specifico risulta quanto meno esagerata.

Crescita del Pil e produzione industriale: riguardo la crescita del Pil, facciamo riferimento sempre ai dati Istat del primo trimestre di quest’anno (dati 29 maggio 2015, la stima del secondo trimestre è prevista il 14 agosto) anche su questo dato Renzi ha “lievemente” ragione; al momento si è appena intravisto un rallentamento della discesa del Pil e i primi timidissimi segnali di crescita 0,3% (un punto di Pil vale circa 15 miliardi di euro).

Produzione industriale (dati Istat del 5 agosto). Prendendo il dato destagionalizzato osserviamo che dopo un dato calante (a maggio 2014 era sceso) lo stesso ha ripreso a crescere ed è ad oggi lievemente sotto il risultato del governo Letta. Tuttavia dopo una lieve crescita rilevata da Istat per maggio, l’ultimo dato sottolinea un brutto colpo e mette a repentaglio anche la stima del Pil.
In conclusione, se col paragone proposto da Renzi col periodo precedente al suo governo, il premier ha oggettivamente ragione riguardo il Pil (numeri comunque insufficienti), sull’occupazione esagera e sulla produzione industriale non dice che siamo fermi a come l’aveva lasciata Letta.

Renzi enfatizza, è chiaro a tutti, cerca consenso più che cercare di comprendere la reale portata dei dati. Se non fosse per la congiuntura piuttosto favorevole (euro molto basso, petrolio ai minimi storici) oggi si parlerebbe di un disastro senza precedenti perché le riforme economiche di questo governo non hanno ancora portato risultati efficaci (al netto della congiuntura). Tuttavia è anche lezioso pretendere che un governo in carica riesca a vedere i risultati della sua politica nell’immediato.

I valori sono molto bassi e del tutto inadeguati a prevedere una minima crescita, l’inversione di tendenza è lontana da vedere, ci vogliono conferme ben più sostanziose e ce le auguriamo tutti. Da qui a “cantare vittoria” però, corre un mare.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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