Il libro dell'estate 2015: "Sottomissione" di Michel Houellebecq

08 agosto 2015, Adriano Scianca
Il libro dell'estate 2015: 'Sottomissione' di Michel Houellebecq
Non sarà forse il più bello, né il più letto. Eppure, fra i libri sin qui usciti nel 2015, Sottomissione di Michel Houellebecq (Bompiani, pp. 252, € 17,50) ha un posto del tutto peculiare. 

Un libro sui rapporti, non semplici, fra Europa e Islam che esce nell'anno della definitiva “consacrazione” dell'Isis a nemico pubblico numero uno, per di più in contemporanea con la strage di Charlie Hebdo, è già di per sé un evento metaletterario. Pugno nello stomaco per i commentatori politicamente corretti, Sottomissione non è però neanche il romanzo dell'islamofobia triviale, la prosecuzione della Fallaci con altri mezzi. Ed è questo che lo rende interessante e di fascino durevole. 

La trama del romanzo è nota: nel 2022, la presenza musulmana in Francia è cresciuta a dismisura. Le periferie sono in fiamme, anche se i media preferiscono tacerlo. Il Front national è da tempo il primo partito con oltre il 30% dei consensi, ma le altre forze politiche continuano a opporre alla Le Pen il “fronte repubblicano”: tutti insieme contro il fascista. Nel frattempo, tuttavia, è emerso sulla scena il partito dei Fratelli musulmani, con a capo l’ambizioso Mohammed Ben Abbes. 

Il libro di Houellebecq racconta quindi la storia di questa sottomissione della Francia a un nuovo Califfo che però, attenzione, non ha le sembianze truci di al-Baghdadi. Ben Abbes appare come uno statista colto, moderato, illuminato, lungimirante, che riesce a spegnere del tutto le violenze delle banlieue e ha un progetto di governo che è quasi imperiale. Il punto cruciale è proprio questo: l'aspetto intrigante e quasi seducente del mettersi in mano a una civiltà più vitale

Tutto questo viene descritto da Houellebecq attraverso la parabola esistenziale di François, un docente universitario quarantenne, esperto di Huysmans, che rappresenta il vero “uomo senza qualità” di musiliana memoria. Una persona che vive quasi per inerzia, non sa qual è il suo posto nel mondo, e non si suicida, in fondo, solo perché sa che il gesto presupporrebbe una decisione, del coraggio, una dimensione tragica di cui lui è sprovvisto. 

Rispetto a questo orizzonte esistenziale, l'avanzata dell'Islam sembra quasi una benedizione. La domanda posta da Houellebecq non ci interroga sull'Altro, ma su noi stessi. Il pericolo è più interno che esterno. Nel mondo dello spirito vale lo stesso principio della fisica per cui ogni vuoto viene riempito. Prima di combattere chi riempirà il nostro vuoto, dovremmo chiederci chi l'abbia scavato.
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