Sinodo, davanti a Papa Francesco ci sono tre strade

08 agosto 2015, Americo Mascarucci
Sinodo, davanti a Papa Francesco ci sono tre strade
Saranno tre le linee che si confronteranno nel sinodo ordinario sulla famiglia che si svolgerà nel prossimo mese di ottobre e che dovrà definire la nuova pastorale familiare
; la linea tradizionalista e conservatrice contraria a qualsiasi riforma, la linea moderata favorevole ad aperture significative ma caute sui temi della comunione ai divorziati risposati e alle unioni di fatto e quella progressista che punta invece a cambiamenti radicali. 

La base di partenza della discussione sarà l’Istrumentum Laboris ossia la piattaforma programmatica sinodale elaborata sulle risultanze dell’assemblea straordinaria dell’ottobre 2014 e sulle proposte che sono giunte dalle varie diocesi di tutto il mondo. Un documento che sembrerebbe configurarsi come il frutto di una lunga e faticosa mediazione rivolta a scongiurare rotture traumatiche fra conservatori e innovatori. 

Un testo che in pratica risente molto di quella maggioranza semplice che nell’ultima assemblea sinodale ha accolto le proposte riformatrici di Walter Kasper. Sul tema della comunione ai divorziati risposati, l’orientamento è quello di non adottare regole generali ma di puntare all’esame dei singoli casi, valutando le cause effettive che hanno condotto i coniugi alla rottura del vincolo matrimoniale; soltanto dopo un adeguato percorso penitenziale da intraprendere sotto la guida di un padre spirituale e la valutazione finale del vescovo diocesano, sarà possibile riammettere eventualmente il divorziato risposato all’Eucaristia. In pratica nessuna misericordia generalizzata, ma un esame scrupoloso ed attento delle singole situazioni. 

Una brusca frenata rispetto alle previsioni iniziali, quando sembrava che per i divorziati risposati potesse arrivare una sorta di “condono generalizzato”, una riammissione all’Eucaristia per tutti in base al principio kasperiano che “la comunione è la medicina che cura le ferite”. 

Chiusura netta invece nei riguardi dei matrimoni gay. L’Instrumentum Laboris ha ribadito che il matrimonio è solo ed esclusivamente fra un uomo ed una donna, pur riconfermando affetto e amorevole cura nei confronti delle persone omosessuali che vanno accolte ed inserite all’interno della Chiesa oltre che accompagnate nel superare le varie situazioni di disagio. Per i conservatori più accaniti si tratta di pericolose aperture, per i progressisti a tutto tondo invece si è in presenza soltanto di aperture timide e poco coraggiose. 

I primi daranno battaglia per lasciare tutto com’è, i secondi cercheranno di spingere per ottenere di più. In mezzo ci sono i moderati, quelli cioè che si riconoscono pienamente nel testo sinodale e ritengono che questo sia il prodotto della mediazione migliore. C’è poi il tema dell’uso dei contraccettivi. Il documento sinodale sembra riconfermare la piena attualità dell’Humanae Vitae di Paolo VI, soprattutto nel principio indiscutibile che lo sviluppo di una vita non va mai ostacolato ma sempre favorito. 

Nessun’apertura quindi ai metodi artificiali di controllo delle nascite ma sì ad una maternità responsabile da favorire anche con il ricorso a metodi naturali. Una polemica che si trascina sin dai tempi di Montini quando ampi settori della Chiesa, ad iniziare dalla commissione pontificia istituita dal Papa, si dissero favorevoli a concedere il ricorso alla pillola trovando però l’ostilità del pontefice che per tutta risposta con l’Humanae Vitae riconfermò il carattere puramente procreativo della sessualità nella cornice del matrimonio. 

Fra i conservatori alla Velasio de Paolis, secondo il quale la Chiesa non deve assecondare i desideri dei peccatori ma redimerli, e chi come Kasper continua ad invocare la misericordia per tutti la discussione si farà dunque serrata. I progressisti in particolare sembrano decisi ad ottenere di più tirando per la giacca papa Francesco e spingendolo ad avere più coraggio, ad osare, a non farsi intimorire dalle possibili conseguenze di scelte troppo rivoluzionarie. I moderati invece puntano a soluzioni ponderate ma non eclatanti, nella convinzione che non si possa assecondare il mondo adattando la dottrina alle convenienze della società relativista. 

Aperture sì ma senza esagerare. In questo frangente si inserisce poi anche il dibattito tutto italiano sul disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili in discussione in Parlamento. Un testo che i cattolici vedono come il fumo negli occhi in quanto orientato a favorire la piena equiparazione fra famiglia fondata sul matrimonio e convivenze civili, comprese quelle omosessuali con annessa anche possibilità di adottare i figli biologici di uno dei partner. 

L’approccio nei confronti del ddl ha creato una seria spaccatura fra la Conferenza Episcopale Italiana e le organizzazioni in difesa della Famiglia che hanno riempito Piazza San Giovanni il 20 giugno scorso per dire no alla Cirinnà. La Cei di Galantino non vuole le crociate di carattere etico ma punta al dialogo e alla mediazione, linea questa che non è però accettata da tutti i vescovi. È molto probabile che anche le divergenze sul ddl Cirinnà vadano alla fine a condizionare i lavori del Sinodo rendendo la discussione ancora più accesa. 

Le prossime settimane da questo punto di vista potrebbero essere decisive. Alla fine l’ultima parola spetterà a Bergoglio, ma appare ormai evidente che il Papa senza un’ampia maggioranza capace di legittimare certe decisioni, non spingerà troppo sull’acceleratore. Anzi in molti temono soluzioni alla Montini, ossia di netta chiusura nei confronti delle tematiche più spinose. Rischio che tuttavia appare infondato visto che Francesco anche nelle ultime ore è tornato a ribadire l’esigenza di accogliere e non rifiutare i divorziati risposati. 

Ma è chiaro come rispetto ad un anno fa di passi verso le tanto auspicate innovazioni se ne siano fatti più indietro che avanti, fatto questo che alla fine obbligherà a ricercare la scelta giusta a metà strada.
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