I thatcheriani italiani, pochi e frustrati

08 aprile 2013 ore 14:19, Domenico Naso
I thatcheriani italiani, pochi e frustrati
Quello tra Margaret Thatcher e il centrodestra italiano è stato un amore mai sbocciato realmente. Di estimatori, la Lady di Ferro ne ha avuti anche qui da noi, ma nessuno è mai riuscito a trasformare il credo thatcheriano in politiche liberiste in economia.
Quando c’era lei a Downing Street, da noi si combatteva ancora tra Democrazia Cristiana e Partito comunista. Entrambi distinti e distanti dalle idee del primo ministro britannico. Per la Dc erano gli anni della sinistra di De Mita, mentre il Pci era naturalmente e intrinsecamente agli antipodi del turboliberismo in salsa inglese. Eppure, forse anche per l’eco thatcheriana di quel periodo, in Italia a Palazzo Chigi ci arrivò Bettino Craxi, alla guida di un Partito socialista sorprendentemente liberista, anche se in maniera molto annacquata. Gli “amici” veri della Thatcher in un paese dal forte Dna statalista, dunque, si contano davvero sulle dita di una mano. In pole position c’è Antonio Martino, ex ministro degli Esteri e della Difesa, tra i fondatori di Forza Italia, pensatore “semplicemente liberale” che ha sempre indossato benvolentieri i panni del cantore italico delle gesta della Lady di Ferro. In un discorso all’Heritage Foundation del 1999, il professor Martino aveva spiegato così il segreto del successo thatcheriano: «L’insegnamento che possiamo trarne è piuttosto semplice, e non molto incoraggiante: la signora Thatcher deve il suo successo soprattutto alla rivoluzione intellettuale nelle teorie economiche. Non ha inventato nulla di nuovo: non c’era nulla di innovativo o di originale nella sua politica economica. In ogni caso, queste idee erano già presenti da molto tempo, ma non sono state tradotte in pratica politica finché lei non è arrivata sulla scena. Sono state la sua leadership, il suo coraggio, la sua determinazione e la sua integrità intellettuale che hanno permesso a quelle idee di ispirare le politiche economiche effettive e il cambiamento in Gran Bretagna». Un po’ quello che è mancato alla destra italiana degli ultimi venti anni, che eppure si richiamava a quell’esperienza, quantomeno a parole, grazie soprattutto alle intenzioni riformatrici di Silvio Berlusconi, che la “signora Thatcher” l’ha molto nominata e mai emulata. Altro grande thatcheriano è Sergio Ricossa, economista liberale che nel 1987, quindi in piena era thatcheriana, ha partecipato con Martino e altri alla “marcia contro il fisco”. E in questi anni ha continuato a predicare nel deserto del centrodestra alla ricerca di una “nuova Thatcher” che costruisse una vera destra liberale. Anche Indro Montanelli la apprezzava molto, ma lui, uomo disincantato, alla “Thatcher italiana” non ha mai creduto. Alla lettera al Corriere dell’allora studente universitario Umberto Mucci che chiedeva conto dei rari seguaci italiani dell’ex premier inglese, il grande giornalista toscano rispondeva tranchant: «La britannica Thatcher avrebbe potuto essere, che so, prussiana. Forse americana (penso all'ideologia "andate e arricchite"). Italiana, no. Per essere italiana, le manca l'istinto al compromesso, l' etica del "tutto si aggiusta. Te lo immagini, Umberto, un nostro primo ministro che prende di petto un dittatore arabo o affronta turbe di minatori in sciopero? Io, francamente, no. Dopo due settimane, l' ipotetica Thatcher italiana sarebbe seduta sui divani rossi di Santoro, affiancata dal Letta di turno, alla ricerca di un accordo in diretta Tv. Per trovare, nel Polo, qualche eco delle idee della Thatcher, occorre cercare con pazienza. Forse qualcosa si intravede nei discorsi di Antonio Martino sull' Europa, in alcuni provvedimenti di Giulio Tremonti, nel patriottismo di certi galantuomini dentro Alleanza nazionale, e nelle idee di Giuliano Ferrara sul ruolo dell'opposizione. Poca roba, comunque». Alla fine della fiera, con Berlusconi che ha disatteso le speranze dei pochi thatcheriani, vuoi vedere che il più thatcheriano di tutti, rigorosamente all’acqua di rose e in maniera involontaria, è stato Pier Luigi Bersani con le sue lenzuolate?
autore / Domenico Naso
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