Caso Bosio: Farnesina usa le cautele che non ebbe con Vattani...

08 aprile 2014 ore 13:18, intelligo
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Caso Bosio: Farnesina usa le cautele che non ebbe con Vattani...
Mario Vattani[/caption] Di Adriano Scianca La presunzione d’innocenza, oltre che una questione legale, è un obbligo etico, quando volano certe accuse. Ma certo è che la vicenda dell’ambasciatore italiano in Turkmenistan Daniele Bosio, fermato a Manila con la grave accusa di aver violato la legge che punisce gli abusi sui minori, getta un’ombra pesante sul buon nome della diplomazia italiana nel mondo. A meno di 36 ore dalla notizia, la Farnesina ha sospeso il diplomatico dal servizio in ottemperanza alle disposizioni di legge, pur affermando di credere nella “buona fede” dell’uomo, che del resto si dichiara vittima di un terribile equivoco e proclama la propria innocenza. Una linea che miscela garantismo, prudenza e fermezza. L’esatto opposto della linea confusionaria e inutilmente muscolare che il ministero degli Esteri mostrò ai tempi del caso Vattani. Parliamo dell’ex console a Osaka, sbattuto in prima pagina come “console fascio rock” dopo che alcuni giornali riportarono le immagini di un suo concerto ad una festa nazionale di CasaPound Italia in qualità di frontman del gruppo SottoFasciaSemplice. La vicenda finì su tutte le prime pagine, con tanto di particolari coloriti inventati di sana pianta, come un presunto saluto romano mai avvenuto da parte del diplomatico (che peraltro, all’epoca dell’esibizione, non era ancora console bensì consigliere diplomatico dell’allora sindaco di Roma Alemanno). Anche Bosio ha avuto modo di lavorare nel Paese del Sol Levante, in qualità di primo consigliere commerciale dell’ambasciata italiana a Tokyo dal 2010 al 2013. Vattani, a leggere quanto riportato dal Corriere della sera, ha così commentato la vicenda: “A me sembra comunque una storia assurda. Io lo conosco bene, é una persona molto seria, efficiente, brava”. Insomma, la giusta cautela che serve quando si parla di un uomo accusato di crimini orribili. E tuttavia, la disparità di clamore e di trattamento fra i due casi, a fronte di accuse ben diverse, non può che colpire. Quasi due anni fa esatti, l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi richiamò Vattani a Roma. Nel maggio 2012, più di 70 parlamentari hanno firmato ben quattro interrogazioni in suo favore, offesi dal fatto che nel testo del provvedimento con cui il ministero insisteva per il richiamo di Vattani, addirittura la militanza del diplomatico nel Fronte della Gioventù negli anni ’80 veniva considerata “incompatibile con la rappresentanza dell’Italia all’Estero”. Il richiamo fu infine giudicato illegittimo in una sentenza del Tar del Lazio emessa il 28 novembre 2012, ma al momento della sentenza Vattani era ormai stato fatto rientrare in Italia da diversi mesi. Attualmente, Vattani vive tra Roma e Tokyo, con sua moglie e due figli. Presentatosi alle ultime elezioni con la Destra, durante la campagna elettorale ha ricevuto messaggi di sostegno dal Sindaco di Kyoto, Daisaku Kadokawa, e da parte di uno dei maggiori esponenti del Partito del Primo Ministro Shinzo Abe, l’Ldp (Partito Liberal-Democratico), Katsuyuki Kawai, presidente della Commissione Esteri del Parlamento giapponese. Nell’aprile del 2013 ha ricevuto dall’Università di Tokyo Takushoku un prestigioso incarico di ricerca nel campo delle relazioni internazionali, sull’attualissimo tema delle relazioni tra Giappone, Cina e Russia. Dal punto di vista della carriera diplomatica è invece in aspettativa. Sul suo sito, continua a occuparsi di arte e cultura giapponese. Possiamo leggere, per esempio, una sua introduzione al volume in giapponese su Il modo di scegliere e utilizzare l’olio d’oliva. In un’intervista a Barbadillo.it, ricostruì la sua vicenda e la campagna di disinformazione nei suoi confronti: "C’è stata un’operazione sistematica di disinformazione sulle canzoni e sul gruppo. Certamente è una musica che può non piacere al grande pubblico, pazienza. Ma il messaggio, anche se i toni sono gotici e spesso ruvidi, è positivo e solare. Invece c’è stato un vero e proprio linciaggio mediatico, fatto da persone poco informate e in malafede. Per mesi, insulti e falsità di ogni genere. Sono circolate immagini, parole volutamente travisate, testi ritagliati ad arte. Sono stati addirittura presentati come miei i testi di altri gruppi”. Tutto si può discutere, ovviamente. Ma chi ha cercato di spacciare la partecipazione a un concerto come un’irrimediabile offesa al buon nome della diplomazia italiana nel mondo, forse ora potrà accorgersi di quali siano i veri problemi di cui dovrebbe occuparsi la Farnesina. A meno che salire su un palco e cantare non venga ritenuto più grave che l’essere accusati di pedofilia.
autore / intelligo
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