Il reato di tortura: storia della legge “parcheggiata” in Parlamento da due anni. LA SCHEDA

08 aprile 2015, intelligo
Il reato di tortura: storia della legge “parcheggiata” in Parlamento da due anni. LA SCHEDA
L’Italia condannata dalla Corte europea per i fatti della “Diaz” è la “scossa” che ha rimesso in moto l’iter parlamentare del disegno di legge “parcheggiato” da due anni in parlamento. Vediamo cosa prevede in dettaglio.

TIMING PARLAMENTARE. Due anni di dibattiti. Il ddl è arrivato in Commissione Giustizia al Senato nel luglio 2013 e il voto finale ci fu otto mesi dopo: marzo 2014. Messo sulla “navicella” a Montecitorio è rimasto in Commissione da maggio 2014 fino a oggi. Ora la Camera, specie dopo la sentenza di Strasburgo, dovrà esaminare il ddl e se confermerà le modifiche, il testo tornerà al Senato per il via libero definitivo. Curioso notare come la prima proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura risale a ben 26 anni fa. 

COSA C’E’ NEL TESTO. Sette articoli. La tortura viene considerata reato comune punito con una pena detentiva che va da 4 a 10 anni. Il reato si compie quando - si legge nel ddl - “con violenza o minaccia, in violazione degli obblighi di protezione, cura o assistenza, volutamente procura ad una persona a lui affidata, o sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche, a causa dell’appartenenza etnica della vittima, del suo orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose per ottenere informazioni o dichiarazioni o per infliggere una punizione o per vincere una resistenza. 

Nel testo ora all’esame della Camera  è prevista inoltre un’aggravante se il reato viene perpetrato da “pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico con abuso dei suoi poteri o in violazione dei doveri che derivano dalla funzione o dal servizio”. In questo caso la pena è compresa tra i 5 e i 12 anni; sale di un terzo se la tortura provoca lesioni personali alla vittima. In caso di morte a seguito della tortura, anche se non voluta dal torturatore, la pena sale a 30 anni. Se, infine, c’è la deliberata volontà di provocare la morte della vittima, è prevista l’aggravante con la possibilità di ergastolo. 

di Gianfranco Librandi

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]