Def, Rinaldi: "Perché Renzi è il Divino Otelma e Fassina ha ragione"

08 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Def, Rinaldi: 'Perché Renzi è il Divino Otelma e Fassina ha ragione'
“La frase di Renzi sul niente tagli, niente aumento di tasse, è assimilabile alle frasi del Divino Otelma”. Netto il giudizio di Antonio Maria Rinaldi, professore straordinario di Economica politica e docente di Finanza aziendale al Def esaminato ieri in Consiglio dei ministri e venerdì al voto. Nell’intervista a Intelligonews elenca i capitoli a rischio tagli e sul piano internazionale spiega a cosa servirà il faccia a faccia Tsipras-Putin…

Renzi dice: niente tagli e niente aumento di tasse. Da economista, lo ritiene un concetto credibile?

«A meno che Renzi non si senta fautore di una nuova teoria economica, penso che le sue affermazioni siano più assimilabili a quelle del mago Otelma. Nel caso in cui sia portatore di una nuova teoria economica, ce la dovrebbe spiegare»

Secondo l’economista Rinaldi dove sta la verità?

«Se non cresce il Pil - e dovrebbe salire di diversi punti percentuali, cosa che vedo estremamente improbabile -  tutte le affermazioni del premier non trovano nessun tipo di supporto reale».

Faccia un esempio.

«Noi abbiamo vincoli europei che ci impongono determinati limiti di deficit che non riusciamo a contenere se non per mezzo dell’aumento del parametro Pil, perché il ricorso esclusivo alla leva fiscale, ovvero a quella dei tagli, ne determina paradossalmente la diminuzione. Inoltre, va considerato che apportare tagli alla spesa pubblica in un contesto in cui giova ricordare che la spesa primaria italiana è inferiore alla media europea, significa comprimere ulteriormente la capacità di spesa degli italiani e – de facto – andare a introdurre una sorta di tassazione “occulta”»

In che senso?

«Quando si vanno a tagliare i servizi, si inducono i cittadini a pagare direttamente e quindi, aumenta di fatto il carico fiscale».

Secondo lei i dieci miliardi che il governo deve trovare da dove salteranno fuori?

«Visto e considerato che il nuovo commissario alla Spending Review, Gutgeld ha affermato che è inutile tagliare le cosiddette ‘pensioni d’oro’, ovvero i cumuli, in quanto il risparmio sarebbe minimo, stimabile intorno ai dieci milioni, non comprendendo - invece - che sarebbe un giusto segnale se poi si chiedono sacrifici al resto della popolazione, come al solito la scure della Spending Review calerà sui trasferimenti agli enti locali, alla sanità e alle pensioni in generale. Questo indurrà gli enti locali ad aumentare il costo dei servizi, ovvero i margini discrezionali delle aliquote e il tutto si tradurrà in un incremento di tassazione a carico dei cittadini. Non a caso, l’Istat ha fatto sapere che la pressione fiscale nel 2014 è aumentata dello 0,1 per cento»

Tra gli addetti ai lavori c’è chi ipotizza nel novero delle voci di spesa pubblica a rischio Spending anche le pensioni di invalidità. Lei che idea si è fatto?

«Esprimo il mio personale pensiero: un conto è fare gli opportuni controlli di validità per verificare se le persone che percepiscono pensioni di invalidità sono titolate a riceverle; altra cosa, invece, è entrare nel principio di tagliare le pensioni di invalidità. E’ un sacrosanto dovere dello Stato e un diritto dei cittadini avere l’assistenza pensionistica in caso di disabilità. Tentare di risanare i conti pubblici passando sulla pelle dei cittadini meno fortunati, è semplicemente inaccettabile»

Che fine ha fatto la Spending Review di Cottarelli visto che ora c’è un nuovo commissario che la sta rifacendo?

«Alla base di tutto c’è un concetto errato di Spending Review. Spending significa revisione della spesa; invece il governo la utilizza per tagliare ed è una cosa ben diversa. Mi spiego meglio: la spesa primaria italiana, come ho già detto, è inferiore alla media europea. Qui non si tratta di tagliare ma di razionalizzare all’interno dei capitoli di spesa. In altre parole: occorre togliere dove si spende male e troppo per riallocare le risorse dove si spende poco. Invece, pare che le intenzioni del governo non siano queste, bensì quelle di reperire risorse per ‘celare’ l’aumento di tasse. A mio giudizio, Renzi avrebbe dovuto procedere nella direzione di politiche espansive, non guardando numeri e parametri anacronistici imposti da Bruxelles, ma per rilanciare l’asfittica e agonizzante economia nazionale. Su questo aspetto, sono perfettamente d’accordo con i rilievi di Stefano Fassina che ha criticato l’azione del governo giudicandola non idonea»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]